diario di bottega

mercoledì, agosto 26, 2009

Domingo

E' una semplice mattina di domenica. Non mi promette nulla di grandioso, sorprendente. Tra poco arriva il caffè, subito dopo arriveranno i figli che mancano, le nipoti, magari qualche amico. C'è la birra nel frigo e una promessa di pasta per il pranzo. Così sarà già pomeriggio e la mattina avrà fatto il suo dovere: essere una semplice mattina di domenica, che proietta una luce calma sul pavimento imprevedibile della settimana.

(Ronaldo Monte, traduzione di rioro)


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categorie: piccole cose fatte di parole, autori brasiliani
martedì, giugno 02, 2009

La misura del tempo (di João Paulo Cuenca)

Ogni secondo nascono 4,1 esseri umani e muoiono 1,8 esseri umani. C'è un saldo positivo di 2,3 esseri umani per secondo.

Disegna un cronometro su un foglio di carta e smontalo. Dopo, pensa a questo:

Se il tempo fosse contato dal saldo tra gli esseri umani che sbarcano e atterrano in questo mondo, ogni minuto sarebbe composto da 138 esseri umani e un'ora da 8.280 esseri umani. Un giorno,  198.720 esseri umani. A fini pratici, le migliaia sarebbero abbreviate, e la ventriquattresima ora del giorno segnerebbe 198,72 MEU (Mille Esseri Umani)

Questo prima di girare l'ampolla di gente e tempo, dando inizio ad un nuovo giorno, e ad altri 198,72 MEU. Gli orologi sarebbero adattati per segnare da 0 a 198 MEU. Mezzogiorno, ad esempio, sarebbe 99,36 MEU. Sei del pomeriggio: 149,04 MEU. Otto e mezza della sera, 169,74 MEU.

Con il cronometro smontato sul tavolo, pensa ai seguenti numeri:

Hanno già vissuto sul pianeta 90 miliardi di esseri umani. Per quanto il saldo tra chi nasce e chi muore sia positivo per ogni secondo, la proporzione tra i morti e i vivi ancora è approssimatamente 13 a uno. Abbiamo, ognuno di noi, 13 morti sulle spalle. Viviamo sopra fantasmi impilati uno sull'altro.

La proporzione tra noi e altri animali sotterranei, i topi, è poco minore: 10 per ogni essere umano - ogni giorno nascono quattro milioni di topi, molto meno dei 198 MEU. Ci sono più insetti, comunque: duecento milioni per capita, un milione solo di formiche. E ancora, ampliando con leggerezza lo scopo: per ogni essere umano, 69 soli nella Via Lattea e nove galassie nell'Universo.

E, per ogni galassia, mille soli perduti. Novemila soli senza nome sono tuoi e sono miei.

O, per dirla meglio, i miei non sono i tuoi.

Un certo giorno, dopo aver cancellato tutti questi dati inutili dalla tua testa, può darsi che ti svegli da un sogno pieno di episodi molto dettagliati con una certa persona del tuo passato o  futuro - che nei sogni significano rigorosamente la stessa cosa. Avrai quindi l'impulso di scriverlo o, almeno, fissarlo nella memoria.

Ma, nell'aprire gli occhi e percepire le linee che la tenda imprime sul soffitto della stanza, il lato del libro dimenticato sul comodino o la persona che ti dorme accanto, ti dimenticherai di quel sogno in un istante. Le immagini quasi palpabili di pochi secondi fa spariranno come se non ci fossero mai state.

Al rivedere il cronometro smontato sul foglio, concluderai che misurare il tempo per il saldo di nuovi esseri umani nel Pianeta e per la quantità di insetti che si riproducono o per il numero di stelle che esplodono nell'Universo o, ancora, per le oscillazioni dell'atomo di cesio-133 (per ogni 9.192.631.770 oscillazioni un orologio atomico registra un secondo) sarà sempre una deviazione dal fondamentale.

E' che la unica misura del tempo potrà essere questa: non  un secondo, ma l'istante che impieghiamo per dimenticare un sogno.

(João Paulo Cuenca, traduzione di rioro)


scritto da: rioro alle ore 17:17 | link | commenti
categorie: piccole cose fatte di parole, autori brasiliani
mercoledì, marzo 04, 2009

Tradução

Di tanto in tanto, torno a tradurre,  mia grande passione. Con pochi strumenti, e la lingua imparata al supermercato. Ma il fascino che ha aprire una poesia e guardarci dentro, quasi spiare il poeta mentre si spoglia e rimane nudo, per poi scoprire che no, è lui che ti denuda! Oh sì, tradurre è terribilmente sexy...

Lezione di amicizia

Ignazio era indio e il mio migliore amico

rifiutato dagli altri bianchi
Ignazio nuotava con me pescava con me
facevamo lezione insieme

abbiamo imparato la lezione?

non ho mai dimenticato Ignazio
Ignazio ne sono certo
non mi ha mai dimenticato

dove va Ignazio?
dove vado io?

( Nicolas Behr, traduzione di rioro)

Lição de amizade

inácio era índio e meu melhor amigo

rejeitado pelos outros brancos
inácio nadava comigo pescava comigo
fazíamos a lição juntos

aprendemos a lição?

eu nunca me esqueci de inácio
inácio tenho certeza
nunca se esqueceu de mim

por onde anda inácio?
por onde ando eu?

(Nicolas Behr, traduzione di rioro)

-- una traduzione che non potrà deludervi (potrei averla già proposta gli anni passati, ma è sempre così bello questo racconto!): Sarapalha


martedì, febbraio 24, 2009

Pequenas coisas

-- Do you like Charles Dickens? (sono grata perché youtube esiste)
-- il mio prossimo film
-- sono grata anche a questo uomo che ispira sempre le mie giornate (lavorative e non)


venerdì, febbraio 13, 2009

Pequenhas coisas #1

Internetmanzia di oggi:

-- poesie che mi hanno stupito (o deliziato? o accompagnato?)
-- racconti che mi hanno fatto sorridere (o preoccupare? o tremare?)
-- musica anticrisi (e antistress, e anti-cliches)

Per il resto, mal di stomaco, voglia di far niente, il cane sul cuscino, la figlia che gioca, ed io...io forse scrivo. Chissà! (vou escrever? quem sabe...)


scritto da: rioro alle ore 18:36 | link | commenti
categorie: musica, poesia, piccole cose fatte di parole
martedì, novembre 25, 2008

Ducha

Ero sotto la doccia e riflettevo sulla giornata di oggi. Mi era sembrata piuttosto scialba, noiosa e poco vissuta. Poi ho pensato meglio a tutto ciò che mi è accaduto oggi:

- grazie a quella meraviglia che è internet, ho potuto ascoltare in anteprima il nuovo lavoro del mio poeta-musicista del cuore, un disco che ancora non è nei negozi, e comunque non potrei trovare qui in Italia;
- sono riuscita a fare piccole cose gustose, come assistere al trailer di un film che mi piacerebbe vedere, con il mio attor-giovane preferito;
- ho incontrato anche il mio attore comico americano preferito, con il trailer del suo nuovo film;
- ho operato scambi amichevoli con alcune belle voci incontrate su myspace;
- il mio autore brasiliano preferito del momento ha messo sul suo blog un altro brano che non ho ancora letto ma che sicuramente adorerò;
- ho ripreso a suonare il pianoforte, incredibile ma vero, dopo diciamo 25 anni?, per accontentare mia figlia che voleva cantare dal vivo un brano di uno dei suoi film preferiti.

Nel frattempo, ho avuto due incontri di lavoro, sono andata avanti con il sito che stiamo preparando, ho fatto varie cose in casa, ho litigato e fatto pace con i cani e ho trovato pure il tempo per farmi la doccia. Non credo di poter chiedere di più ad una giornata!

-- e per finire: Chico Buarque, Jamelão e cachorro magro


martedì, novembre 11, 2008

Imperatriz do Maranhão (João Paulo Cuenca)

Versão original em portugues aqui

La sera tarda a cadere. Il sole castiga la città di Imperatriz, capitale del Maranhão del Sud. Nelle piazze e nelle strade, donne con vestiti fino ai calcagni spazzano la terra dal pavimento con ramazze di paglia. Spariscono in nuvole di polvere rossa e sottile. Qualcuna tira un secchio d’acqua per tentare di fermare la terra secca. L’acqua quasi evapora prima di incontrare il suolo. La polvere sembra essere infinita.

Loro non demordono.
 
Ieri notte, dall’aereo, ho visto il tratto semicircolare di una bocca aperta che prendeva fuoco nel piano del cerrado – sembrava una rappresentazione gigantesca del sorriso diabolico del gatto matto, amico di Alice nel libro di Lewis Carroll. Ma questo non è un paese delle meraviglie, e la bocca incandescente è lontana dalla metafora. In ottobre di questo anno, sono stati dodicimila fuochi a bruciare lo stato. All’uscita dall’aereo, la città mi ha ricevuto con l’alito bollente di odore d’incendio. Ha senso che qui non esista ora legale.

Non c’è mare a Imperatriz, ma questa ha qualcosa della città portuale. La BR-010, Belém-Brasília, passa in mezzo alla città, una ramificazione di strade e destini nelle viscere del paese. È un emporio di strade, con gente da tutte le parti. La mia stanza è l’unica disponibile nell’Hotel Presidente, sebbene non veda nessuno nei suoi lunghi e silenziosi corridoi di ospedale.

Nella Avenida Beira-Rio, frontiera dello stato sul margine destro di Tocantins, persino l’improvvisatore che ci vende improvvisazioni respira politica la sera in cui la sera tarda a cadere. Le dispute tra il clan di Sarney e “il resto” sono ricordate, velatamente o meno, in ogni momento. E così accade che la conversazione di botto cambi tono: si parla sottovoce, ci si guarda di sguincio.

Nel distante ovest del Maranhão, c’è poca fiducia tra noi, i cospiratori.

È quando il popolo ospitale e generoso della città mi dice che a Imperatriz non sono solo pistolettate, come dicono da queste parti. Che i crimini su ordinazione sono cose di un passato lontano da Princesa do Tocantins, cose del tempo in cui queste regioni erano conosciute come “il far-west brasiliano”. In giorni come questi, in cui le strade e le scuole della città sono occupate dai libri e dal sorriso aperto dei bambini, non vedo perché non dovrei crederci.

Cerco di ricordare ai miei nuovi amici, mentre beviamo una birra al suono del calipso sputato da un camioncino Hilux, che vengo dal Principato di San Sebastiano di Rio. Là, nella città meravigliosa, ancora si commettono omicidi di mattina all’entrata principale della città – e con 60 spari. Chiedo se hanno mai sentito parlare di qualcosa di simile a Imperatriz.

Loro, chiaro, dicono di no.

Uno sconosciuto con il cappello da vaccaio nel tavolo di lato chiede: “e perchè sprecarne 59?”

(João Paulo Cuenca, traduzione di rioro. Obridaga, João!)

 -- nuova recensione nella mia libreria virtuale: "Il Gattopardo"


sabato, maggio 17, 2008

Prosa-Poesia

"Esaminate la produzione letteraria di un qualsiasi piccolo popolo che non ha la puerilità di forgiarsi un passato: la grande quantità di poesia è la sua caratteristica più stupefacente. Per svilupparsi la prosa richiede un certo rigore, uno stato sociale differenziato e una tradizione: è premeditata, costruita; la poesia sgorga, è diretta, oppure totalmente artificiale; appannaggio dei trogloditi e dei raffinati, non fiorisce che ai margini della civiltà, la precede oppure la segue. Mentre la prosa esige un genio maturo e una lingua cristallizzata, la poesia è perfettamente compatibile con un genio primitivo e una lingua informe. Creare una letteratura significa creare una prosa."

Emil Cioran, Gli Emigrati

--  per continuare, le mie letture di mezza estate


scritto da: rioro alle ore 12:41 | link | commenti
categorie: libri che ho letto, piccole cose fatte di parole
venerdì, maggio 09, 2008

Fue culpa do oroscopo

 

Tutta colpa del mio oroscopo. Mi diceva che questa settimana dovevo dedicarmi a cercare mani da stringere e persone da coccolare. La prima cosa che mi è venuta spontanea è stata rovinare di coccole i miei cani, fino a quando il maschio non mi ha fatto chiaramente capire che alle coccole preferisce i biscotti. Così, ho preso computer e tastiera e ho scritto a un'amica lontana, nel tempo e nello spazio, e mi sono sentita subito bene quando ho visto che tempo e spazio contano poco e che "la capa è sempre à stess' ". Così, ci siamo stracoccolate di complimenti. Solo dopo mi sono accorta che così stavo andando lontano, anzi più vicino: mi avvicinavo a delle coccole che avrei voluto e non ho potuto (avere? dare? non so). Ma ne sono sicura: non è un equivoco. Sono pronta a rinnovare le dosi di coccole, abbracci gratis, paroline dolci e risate, per amici ed amiche vicini e lontani (e anche per quelli che non conoscerò mai).

 

-- coccole per un sabato di pioggia e sole
-- coccolarsi con una lettura intelligente: Finzioni
-- coccole per i nostri Piccoli Incontri Letterari: cercate Un mese di Coscienza


scritto da: rioro alle ore 13:23 | link | commenti
categorie: musica, libri che ho letto, piccole cose fatte di parole
sabato, aprile 26, 2008

Cometas

Passano comete nel mio cielo, come se fosse agosto. Spunta una coda infuocata, cavalcata da un JD brasiliano protagonista di un film che tanto dice della mia città d'adozione, e bello come il sole la mattina; un meteorite mi lancia nel passato a velocità pazzesca a trovare un amico soltanto sognato (ma sarà vero? le comete mentono, a volte); una è colorata ed è il mio poeta a spingerla, con una canzone solo per bimbi; una è un pensiero pensato e scritto all'unisono con un amico, reale stavolta, e presente. Direi che è stata una buona settimana, astrologicamente parlando.

Quain soleva ripetere che i lettori sono una specie ormai estinta. "Non c'è europeo - ragionava - che non sia uno scrittore, in potenza o in atto". Affermava anche che, tra le diverse felicità che può procurare la letteratura, la più alta è l'invenzione. Poiché non tutti sono capaci di questa felicità, molti dovranno contentarsi di simulacri. Per questi "imperfetti scrittori", il cui numero è legione, Quain compose gli otto racconti del libro Statements. Ciascuno di essi prefigura o promette un buon argomento, volontariamente frustrato dall'autore. Uno - non il migliore - insinua due argomenti. Il lettore, distratto dalla propria vanità, crede di averli inventati.

(Jorge Luis Borges, Finzioni)


giovedì, aprile 24, 2008

Amigos

 

È già tempo che trascuro i miei amici. Seduta qui davanti allo schermo, mi chiudo in sogni e divagazioni, e rimando i contatti, anche solo virtuali. Sono così piena di sogni stratosferici che la realtà sembra lontana e di poca importanza. Ma inciampo continuamente in cose piccole che mi riportano alla mente ora l'uno, ora l'altro. Ed è sempre emozionante ritrovare in alcuni versi un amico. 

 

Non so nulla della questione sociale.
ne faccio parte, semplicemente...
Conosco solo il mio proprio male,
che non è bene o male di tutta la gente,

 

nè è di questo Pianeta...Per dire

che il mondo si mostra a lui indifferente!

E il mio angelo custode, egli solo,

é che legge i miei versi alla fine...

 

E mentre il mondo intorno si disfa,

vivo reggendo strane controdanze

nel mio vago Pese di Trebisonda...

 

Tra i matti, i Morti e i Bambini,

è là che canto, in un cerchio eterno,

i nostri comuni desideri e speranze!

 

(Mario Quintana, traduzione di rioro)

 

Eu nada entendo da questão social.
Eu faço parte dela, simplesmente...
E sei apenas do meu próprio mal,
Que não é bem o mal de toda a gente,

Nem é deste Planeta... Por sinal
Que o mundo se lhe mostra indiferente!
E o meu Anjo da Guarda, ele somente,
É quem lê os meus versos afinal...

E enquanto o mundo em torno se esbarronda,
Vivo regendo estranhas contradanças
No meu vago País de Trebizonda...

Entre os Loucos, os Mortos e as Crianças,
É lá que eu canto, numa eterna ronda,
Nossos comuns desejos e esperanças!...

(Mario Quintana)

 

-- avete mai pensato se foste nati di colore modesto?
-- e se invece foste nati re? La mia ultima lettura


lunedì, aprile 07, 2008

Leveza

Ieri mi è stato detto qualcosa che mi ha fatto venire in mente una parola che mi è estranea da un pò di tempo: leggerezza. Il giorno è bello, il lavoro calmo, gli amici affettuosi, i film allegri, le letture interessanti, e tutto mi dice che è questa la parola che devo seguire nel mio prossimo futuro: leggerezza. Mi fermo a sorridere: so che per me è una sfida. Ma devo raccoglierla, e aprire la finestra, e decidere di volare un poco, di staccarmi di qua e passare leggera in tutti gli altri mondi nei quali vivo quando sogno. Parole leggere , allora, e brevi, solo per assaporare, godere un attimo, e passare avanti.

piedi piccoli, nebbia
lacrima ardente, i bambini
voltano l'angolo

(ademir assunção, traduzione di rioro)

pés miúdos, neblina  
cálida lágrima, as crianças
dobram a esquina

(ademir assunção)

apri un libro
un vecchio trifoglio
autunno o fortuna

(fred maia, traduzione di rioro)
em português aqui

altre leggerezze (o quasi...)
-- Del perché amo l'America Latina: Angoscia e illusioni
-- Ricordi di viaggio: Tango
-- SenzaRemore: Elisabeth
-- Ninnananna per dormire o per fare l'amore: "Carnalismo" (Tribalistas)


mercoledì, aprile 02, 2008

Contos

Da molto tempo assisto alla fine del mondo. Una certa parte del mondo, quella nella quale vivo e ho vissuto, invecchia con una lenta e permanente agonia. Già se ne sono andate quasi tutte le case in cui ho abitato. E insieme con loro sono andate via le persone che lì vivevano con me. I quartieri della mia infanzia e giovinezza hanno subito una trasformazione che li ha resi mostri di se stessi. Non so più dove ho consumato la suola delle mie scarpe. Non riconosco le strade che dolsero nei miei occhi ed orecchie.
Quanto più vivo, più spopolato diventa il mio mondo. Inutili molti dei numeri di telefono nella mia agenda. Nessuno abita più lì, nessuno più mi aspetta in questo bar, nessuno più indovina l'ora in cui i bicchieri vengono portati sulla tavola del terrazzo.
Non ho più circostanze. Io sono io e un grande vuoto in cambio. E l'angelo del vuoto aspetta per l'unico evento che lo renda completo, perfetto, senza errori. L'angelo del vuoto aspetta me in questo vuoto. Per decretare definitivamente la fine del mondo. Di questo mondo che ancora insisto nel mantenere con la mia misera presenza.
Ma dovranno ancora aspettare l'angelo e il vuoto. Perché ho ancora memoria. Ancora so come sono gli uomini. E la memoria mi darà la forma con cui creerò nuove presenze. Presto avrò un mondo minimo con il quale ricominciare.

(Ronaldo Monte, traduzione di rioro)

En português aqui

-- e poi, racconto in poesia (da leggere ad alta voce): un abisso che sembra un gatto
-- e infine, l'inizio di un racconto per immagini: Montevideo #1


scritto da: rioro alle ore 16:23 | link | commenti (1)
categorie: poesia, immagini, piccole cose fatte di parole
mercoledì, marzo 12, 2008

Provocaçois

C'era qualcosa che volevo dire oggi? Ah sì, provocazioni... I miei cani dormono, capo verde canta dal computer, ho tanto da fare, tanto che provoco me stessa: oggi dirò sempre sì! Perché il destino è in agguato, basta un rimescolamento di carte, un incrocio di sguardi, una piccola voglia di qualcosa che non si conosce, basta poco per provocare, gli altri o me stessa; basta un lancio di dadi...

vigilando
dubitando
girando
brillando e meditando

prima che si fermi
in qualche punto ultimo che lo consacri

Tutto il pensiero tira un lancio di Dadi

(anonimo, traduzione di rioro)

vigiando
duvidando
rolando
brilhando e meditando

antes de se deter
em algum ponto último que o sagre

Todo pensamento emite um lance de Dados

(anonimo)

-- e poveri noi, provocatori eterni di errori, che ci fanno saltare come i cani a carnevale!


scritto da: rioro alle ore 13:30 | link | commenti
categorie: poesia, piccole cose fatte di parole
martedì, marzo 04, 2008

Visão

"Salutò e, da lì, proseguì tutto contento, non per il suo studio, anche a Valongo, ma per la sua casa nel Morro de São Bento, dove aveva come vicino il favoloso monastero - e, da tutti i lati, una vista tanto ampia della baia di Guanabara che lo faceva sentire come se l'oceano intero fosse appena una estensione dei suoi occhi e, come tale, gli appartenesse". (Ruy Castro, "Era no tempo do rei")

Così sembra anche a me, dalle finestre della mia casa, a Rio de Janeiro.

"Despediu-se e, dali, prosseguiu todo contente, não para seu escritório, também no Valongo, mas para sua casa no morro de São Bento, onde tinha como vizinho o fabuloso mosteiro - e, de todos os lados, uma visão tão ampla da baía de Guanabara que o fazia sentir-se como se o oceano inteiro fosse apenas uma extensão de seue olhos e, como tal, lhe pertencesse". (Ruy Castro, "Era no tempo do rei")

-- La notte, dalle finestre della mia casa (a Rio)


lunedì, novembre 12, 2007

Mundo Imaginario

- Mamma, tu cosa vorresti nel tuo mondo immaginario?
- Tanta musica e tanta pace. E due pirati bellissimi a mia completa disposizione. E tanti libri, e colori.
- Io ci vorrei la pace, gli animali immaginari (tipo l'unicorno) e gli animali in pace (tipo il gatto e il topo, il cane e il gatto insieme).
(Conversazione con mia figlia in auto).

Nessuna delle due ha incluso nel proprio mondo immaginario l'altra. Il proprio mondo immaginario evidentemente è un'isola deserta (oggetti del piacere a parte).

-- potete dare un'occhiata alle mie prossime letture, letture d'inverno 2007.
-- la mia recensione di un bel film: "The Hoax - L'imbroglio"


scritto da: rioro alle ore 12:04 | link | commenti
categorie: piccole cose fatte di parole, film che ho visto
martedì, ottobre 30, 2007

Diário

>Gli amici mi suonano il campanello per chiedermi di scendere e fare un giro. Ritorno adolescente.
>Guardo il computer. Dalle casse esce samba direttamente dal Brasile. Lo lascio acceso, che il samba si mescoli all’aria della stanza mentre non ci sono.
>Incontro un’immagine, ricordo quando ho visto quel film, e quanto mi colpì. Ero ragazzina. "Tutti gli uomini del presidente".
>Riprendo in mano la chitarra. Non lo facevo da molto tempo. Non la so suonare, ma è per cantare. Non so nemmeno cantare, ma la signora del piano di sopra che mi ascolta dovrà pur correre qualche rischio nella vita!
>Mia figlia mi ha detto "Alla peggio dormo", invece si è visto tutto il film " Seta" e voleva anche che le spiegassi i dettagli della trama che non capiva. Io alla sua età leggevo Manzoni versione edulcorata per bambini, lei vede Baricco versione integrale. Cresce bene, direi.


scritto da: rioro alle ore 12:55 | link | commenti
categorie: piccole cose fatte di parole, film che ho visto
domenica, agosto 19, 2007

Tres coisinhas

Torno verso il mare. Non so quando tornerò, ma voglio lasciare qui tre cosine che hanno rischiarato questa mia breve permanenza a casa.

--1: il libro che sto leggendo, in un portoghese pieno di meravigliosi vocaboli (spesso per me traducibili solo con l'immaginazione): "Saragana", racconti di João Guimarães Rosa. Qualche riga anche per voi:

"Dottore, la gente non deve stare davanti al bue, nè dietro all'asino, nè vicino alle donne! Non si sa mai..."
Vado a dormire.
Nella notte di scoglio, tutto è canto e recesso. E c'è sempre un cane che abbaia lontano, sul fondo del mondo.

" Seu doutor, a gente não deve ficar adiante de boi, nem atrás de burro, nem perto de mulher! Nunca que dá certo..."
Vou dormir.
Em noite de roça, tudo é canto e recanto. E há sempre um cachorro latindo longe, no fundo do mundo.

--2: un leggero e divertente racconto trovato sull'ultimo numero della rivista "Sagarana" (ah, il caso, le coincidenze...!): "Conti & Marchesi", di Simona Genovali. (Consiglio comunque di spulciare tutta la rivista, che come al solito è ricca di meraviglie).

--3: Orlando Bloom, l'uomo giovane più desiderato sulla terra, ecologista convinto, è andato in vacanza in Antartica con suo cugino, fotografo e roporter, e sono tornati con un inno poetico a questa terra. Un modo per ricordarci che l'incanto potrebbe finire.

Até logo, comunidade!


scritto da: rioro alle ore 15:50 | link | commenti (3)
categorie: immagini, libri che ho letto, piccole cose fatte di parole
domenica, agosto 12, 2007

Ao Final

Se c'è una cosa che non sopporto, sono i finali. Già da bambina, anche io come tutte le bambine del tempo accecata dal falso mito di Cenerentola, mi chiesi alla fine del film: "Vissero felici e contenti significa che non ebbero mai problemi di denaro? Che allevarono quattro figli? O che si fecero sia lui che lei degli amanti?". Ci sono stati finali di libri che mi hanno ossessionato: "Orgoglio e Pregiudizio", in particolare, continua tuttora a far agitare la mia immaginazione (e quella di molti altri, dato che esiste una nutrita letteratura inglese di libri che continuano la storia della Austen). Non parliamo poi dei film: già si concentrano in due ore, e poi ti lasciano lì seduta sulla sediolina a chiederti che sarebbe accaduto se il film fosse continuato? Per questo, mi lancio in divertenti peripezie immaginifiche, le scrivo, persino (me ne vergogno, anche, ma che vuoi, una vergogna più, una meno...). E sogno una storia che non finisce mai.

FINALI (testo scritto mettendo insieme le frasi finali di una decina di libri trovati in casa)

Uscii e chiusi la porta. Anche io desideravo smettere di pensare a quel problema, per un pò. Chiusi gli occhi, e ci entrò il fiume. Decisi che non avrei lavato i vetri e questo, per qualche ragione, mi aiutò a piangere. Mah.
Arrivavano, cantando, unidici ragazzine cieche dell'orfanotrofio di Giulio l'Apostolico. Forse, nell'imperscrutabile trama degli eventi che gli dèi ci concedono, tutto ciò ha un suo significato. Ma la notte cittadina ha un'aria molto eterea. C'è un chiarore bianco all'orizzonte. Ci sono crinoline e diademi per le strade. La città è affondata nel'acqua. E soltanto lo scheletro si ritaglia distinto nel cerchio fatato dei lampioni. La bruma leggera, riferiva la donna in un articolo, non si alza mai abbastanza, ma le rovine del cimitero cristiano rendono il luogo un posto ideale perché i bambini vi mettano in scena le loro battaglie.
Solo allora scoprii che dalla radio arrivavano i versi di quel corrido che dice: "quando vide la mia tristezza lei voleva andare, ma era già scritto che quella notte avrei perso il suo amore...". Ella si guardava attorno, e le sue labbra sorridevano, misteriosamente. Cos'hai, ma cos'hai dunque? - non ho niente, non ho niente, ho solo fatto un salto fuori del mio destino, e ora non so più verso cosa voltarmi, verso che cosa correre..
Ma non credo che l'attesa sarà molto lunga.

(rioro, per un Piccolo Incontro Letterario del 2006)

-- qualcosa che non ha mai fine? I cartoons di Paperino. In questo, piuttosto antico, Paperino balla il samba. Per grandi e piccini.


scritto da: rioro alle ore 18:21 | link | commenti (1)
categorie: piccole cose fatte di parole
mercoledì, luglio 04, 2007

Sorrir

Oggi voglio sorridere. Almeno provarci! A venirmi incontro, come spesso accade nel mio mondo tecnologico, pezzetti di scritti, opere e immagini di altri in cui mi rivedo. Ecco cosa mi ha fatto sorridere, oggi:

> una email con foto di un mio vecchio amico che in tanti anni non è cambiato per niente! Come rivedere il passato, ma sorridente;
> il poeta più poeta che conosco, ad illuminarmi il cammino di questa giornata con bellissime parole di nonno; 
> l'incontro con poche righe  trovate in uno dei blog che quando posso frequento, quello di Vitor Freire, in cui mi sono riflessa, per le quali ho sorriso:

Disordine - Ogni tanto ritorno al luogo del dolore solo per sapere se è tutto a posto. Odio vedere la mia disgrazia in disordine. 
Desordem - De vez em quando retorno ao lugar da dor apenas para saber se est
á tudo no lugar. Odeio ver minha desgraça bagunçada.

Conservato nella voce di lei

Tu per la strada sei la mia firma
La tua allegria, la mia calligrafia
Il tuo modo, il mio testo
La tua figura, la mia scrittura
La tua aria assente, le mie reticenze
tutto insieme, il mio argomento.

(Abel Silva, traduzione di rioro)

guardado na voz dela

Você pela rua é minha assinatura
Sua alegria, minha caligrafia
Seu jeito, meu texto
Sua figura, minha escritura
Seu ar de ausência, minhas reticências
Tudo junto, meu assunto.

(Abel Silva)

> e infine, un bellissimo samba che non conoscevo, cantato da una cantante che conosco insieme con un sambista molto importante: Roberta Sá e Germano Mathias
>
W i sorrisi gratis per tutti!


scritto da: rioro alle ore 19:31 | link | commenti
categorie: musica, piccole cose fatte di parole, poeti brasiliani
martedì, maggio 22, 2007

Migalhas

Non so cosa sta accadendo alla mia vita quotidiana, fatto è che le mie ore diminuiscono e gli impegni, piccoli e grandi, aumentano. Così, finisco per sentirmi un pò uccellino, volando ininterrottamente da un argomento all'altro, e fermandomi solo per raccogliere bricioline necessarie per sfamarmi. Quindi briciole lascio su questo blog oggi, mentre le rondini fuori dalla mia finestra ridono di me.

-- briciole di Fernando Pessoa, mio maestro e musa:
"solo nel silenzio circondato dal suono brusco del mare
voglio dormire tranquillo, senza desiderare nulla,
voglio dormire nella distanza di un essere che non fu mai suo,
toccato dall'aria senza profumo della brezza di qualsiasi cielo"

"só, no silêncio cercado pelo som brusco do mar,
quero dormir sossegado, sem nada que desejar,
quero dormir na distância de um ser que nunca foi seu,
tocado do ar fragrância de qualquer céu"

--briciole di Manoel de Barros, lette velocemente su una rivista comprata nell'ultimo viaggio in Brasile e solo sfogliata (per adesso):
"Scrivere assurdità fa causa alla poesia.
Io dico e scrivo assurdità.
Mi sento emancipato"

"Escrever em absurdez faz causa para poesia.
Eu falo e escrevo absurdez.
Me sinto emancipado"

-- briciole di  musica del mio poeta, con una canzone (il cui testo ho tradotto già molto tempo fa, ed è di una bravissima poetessa brasiliana, Alice Ruiz) ascoltata in macchina con mia figlia che cantava: "Quase Nada". Il video è ambientato nei Lençois Maranhenses, uno dei luoghi più belli della terra, dove prima o poi arriverò

-- briciole di Brasilia di notte

-- briciole di bellissima frutta brasiliana

-- briciole di un film molto carino che ho visto la settimana scorsa, "Ogni cosa è illuminata". L'olocausto raccontato con poesia e ironia. 

-- e briciole di pirati che andrò a vedere al cinema stasera (e stanotte sognerò).

 


mercoledì, aprile 25, 2007

Bagunça, Musica e Paraiso

Bagunça>> Sono di nuovo alle prese con l'organizzazione di un viaggio, in Brasile, ovviamente. Per lavoro, sembrerebbe. Sono qui che tento in maniera un pò disperata un pò divertita di organizzare il mio tempo. Organizzare non è mai stato il mio forte: in generale, potrei dire che  non amo organizzare, pianificare, fare ordine, mettere in chiaro. La mia vita è una gran confusione, davvero. La mia casa lo è di più. I miei documenti di lavoro...lasciamo perdere. Eppure, da questa confusione escono piccole gioie, come dischi rimasti sotto una pila di altre cose, che ad ascoltarli un po più attentamente, regalano sorrisi, o ricordi di musiche lontane eppure ancora emozionanti. Quindi con convinzione affermo: viva la confusione! 

CONFUSIONE

Se addirittura il crimine è organizzato
perché la mia vita è una confusione?
Sembra persino che mi stia trasferendo
e abbia lasciato la mia testa nel camion, non si può fare...

Se gli utili della mia banca hanno registrato il record dell'anno
perché la mia assicurazione non copre il ricovero?
Se dicono che il servizio è infomatizzato
perché la fila si allunga per tutto il quartiere?
Se ho internet e anche tu lo hai
perché la nostra connessione cade in continuazione?

Dov'è la chiave dell'appartamento,
dove sta il denaro per pagare la bolletta?
Se il guardaroba si è rotto
quanto tempo ho per sistemare il cuore? Non va bene...

Se qualsiasi operaio può diventare presidente
perché il presidente non diventa pedina?
Se tutto oggi deve essere riciclato
perché non si ricicla il conto della mia carta di credito?
Se vado antennato, quasi globalizzato
perché quando ti vedo faccio confusione?

(divertente samba di Paulo Padilha, liberamente tradotto da rioro)

BAGUNÇA

Se até o crime tá organizado
por que é que a minha vida tá uma bagunça?
Até parece que eu tô de mudança
e deixei a cabeça lá no caminhão, não da não

Se o lucro do meu banco é recorde no ano
por que é que o meu plano não cobre internação?
Se dizem que o serviço é informatizado
Por que é que a fila tá virando quarteirão?
Se eu tenho internet e você também tem
pro que vive caindo nossa conexão?

Cadê a chave do apartamento,
onde é que tá o dinhero pra pagar a conta?
Se o guarda-roupa tá desarrumado
que tempo eu tenho pra arrumar o coração? Não da não

Se todo operário pode ser presidente
por que é que presidente não vira peão?
Se tudo hoje em dia deve ser reciclado
por que não se recicla o saldo do meu cartão?
Se ando antenado, quase globalizado
por que quando te vejo vira uma bagunça?

(Paulo Padilha, do cd "Descolado Samba")

Musica>> Paulo Padilha in un mix dei suoi samba, con assolutamente imperdibili bellissimi passi di samba. Ballate, gente!

Paraiso>>Ma in questo momento...vorrei essere in paradiso. "Paradiso è un posto in cui non accade mai nulla...è difficile credere che tutto questo niente possa essere tanto eccitante, tanto divertente...". Una musica che amo, amo molto, che oggi si è fatta strada nella confusione della mia testa, e mi ha portato indietro nel tempo (dato che sto crescendo bambina...), fino al mio gruppo americano preferito dell'adolescenza, i Talking Heads. Permettetemi di regalarvi un pizzico di. Heaven.


scritto da: rioro alle ore 00:27 | link | commenti (2)
categorie: musica, samba, piccole cose fatte di parole
martedì, febbraio 13, 2007

Turismo

Parlo di turismo in questi giorni. Leggo di turismo, scrivo di turismo. Il turismo è una parte del mio lavoro, della mia autoformazione, eppure è sfuggente, difficile da catalogare, da mettere nero su bianco. Il problema del turismo, dice mio marito, è che è di tutti. Nessuno può appropriarsene. Nessuno può farlo suo. Il turismo è un gioco forzato alla collaborazione, eppure a volte crudele, perché comprende alcuni, lascia fuori altri. Un gioco che osserviamo con gli occhi del sogno, e misuriamo con il conto in banca. Forse il racconto che ho tradotto qui sotto vuole dire questo, o forse no. Però, in questi giorni di turismo concettuale, mi è capitato di trovarmelo davanti agli occhi, e mi ha fatto pensare. O smettere di pensare. O entrambe le cose.

QUADERNO DI TURISMO

Zé, questa è buona.
Che cavolo andiamo a fare a Lisbona? Bariloche e Shangri-lá? Trasferiti là. Da qua. Traversata di barca per i Laghi Andini. Non avevo mai sentito parlare di Viña Del Mar, Valparaíso. Non dovremmo uscire da questo posto.
Chi hai già visto avventurarsi nell'isola di Cipó? Isola di Marajó? Itacaré? Fuggire dalla dentata di un coccodrillo? Che vuoi, uomo? Senza soldi, andare dove? Non ha senso. Oklahoma, negli Stati Uniti. È un delirio. Pellegrinare fino alle mummie d'Egitto.
Che storia è questa della crociera? Caribe, Terra dei Vikinghi, Mediterraneo? Affrontare l'Oceano Atlantico? Canada, Canah? Deserto di Atacama? Che sciocchezza! Andare a Bali, Pechino, Xian, Shangai, Hong Kong.
Zé, guarda bene avanti: che orrizonte vedi, che orizzonte? Pensi che sia facile mettere in nostri piedi a Orlando? Los Angeles? Valle Nevada? Che lingua parleresti al Cairo? A Leningrado? Non so nemmeno se esiste Leningrado.
Zé, dimenicatelo.
Niente Andalusia. Tahiti. Restiamo qui. Che Siviglia? Itinerario Europa Meraviglia. Safari in Africa per cosa? Avere più fame? Europa dell'Est, Scandinavia, PQP.
Fai attenzione: non conosciamo bene nemmeno il Brasile. Bonito, Chapada Diamantina. Dos Veadeiros. L'America Latina. Goiana e Goiana Francese. Non esiste bellezza. Rotta del sole. Rotta delle stelle. Spingi. Ritarda il viaggio, Zé.  Non partire.
Non andrai all'isola di Malta, non andrai. Non lo permetto. La nostra vida è proprio qui. È sempre stata qui. Non siamo nati nella Culla della Civiltà, Istanbul e Capadocia.
Zé, che hai nella testa? Andiamo, smettila! Siamo lontani da Miami, uomo. Acapulco e Suriname. Il nostro destino è uno solo. Non abbiamo denaro. Non abbiamo carta di credito. Lascia stare l'immaginazione. Non hai paura dell'aeroplano? Tante ali da cadere per terra. Attentato, bomba a Bengasi, malattia in Botsuana.
Zé, sarò franca: guardiamoci bene in faccia.
Perché partire per la Danimarca? Caracas? Cancu, Congo? Il cane lo sotterriamo in un angolo qualsiasi, Zé. E basta.

(Marcelino Freire, em português aqui)


scritto da: rioro alle ore 13:14 | link | commenti (2)
categorie: piccole cose fatte di parole
lunedì, novembre 13, 2006

To saindo

ESCO

Esco
con i miei cani.

Ogni tanto si fermano,
anzi spesso.

Perlustrano
odorano
lasciano un segno.

Le stesse strade
ogni giorno
sempre.

Per loro è un viaggio

Anche per me.

(rioro)


scritto da: rioro alle ore 11:21 | link | commenti
categorie: poesia, piccole cose fatte di parole
lunedì, novembre 06, 2006

O que acontece em Radicondoli?

Che succede a Radicondoli? Una mia vecchia idea e un desiderio ancora inespresso di una cara amica si sono incontrati prima tra di loro, poi hanno fatto amicizia con qualche sogno nel cassetto e vari talenti nascosti, ed infine hanno dato vita ai "Piccoli Incontri Letterari". Ovverossia, un pomeriggio trascorso - con persone che non si conoscono, o si conoscono molto bene, o solo si presume di conoscerle e invece guarda un pò che ti scrive questo qui! -  a leggere tante cose diverse, alcune di autori più o meno famosi, e molte scritte dai partecipanti. Quello che personalmente adoro di questi piccoli incontri è lo stimolo che mi offrono a mettere più attenzione a quello che leggo, e a pensare in maniera più elaborata quello che mi piacerebbe scrivere, e magari scriverlo davvero.
Va bene, questo post non avrà poesie, traduzioni, musiche o altro: ha qualcosa che sta accadendo davvero, intorno a me, e che io ho contribuito a creare (ah, come gongola il mio ego!), anche per il piacere di altri. Speriamo che duri.

Qui trovate la foto che ho usato per la locandina dei "Piccoli Incontri Letterari" con la sua storia un pò particolare.
La recensione è servita:  "Non per soldi...Ma per amore", de regista Cameron Crowe.


scritto da: rioro alle ore 13:15 | link | commenti (1)
categorie: piccole cose fatte di parole
sabato, ottobre 28, 2006

Piccole recensioni crescono #1

Il libro di cui parlerò in questa breve ma intensa recensione merita particolare attenzione. Prima di tutto, mi ha fatto riflettere su due questioni apparentemente banali.
La prima, l'importanza della copertina. Infatti, è stato forse il primo libro che io abbia comprato perché attirata dalla copertina, raffigurante un grande alano arlecchino. Non posso dire che sia particolarmente bella, solo quel grande cane ha smosso la mia passione cinofila e ho comprato il libro. Salvo scoprire, leggendo, che il cane è il più cattivo di tutti. Diciamo, è il cattivo dei cattivi, il massimo del cattivo, in tutti i sensi e in tutti i mondi. Vabbè.
Secondo, non capita più tanto facilmente di leggere un libro e sorprendersi. Ma è accaduto, il libro mi ha sorpresa. That's incredible. Per l'inventiva, prima di tutto, la capacità di tenerti sempre un pò con il fiato sospeso. Per far vedere uomini e donne così come sono. Per mischiare in modo del tutto credibile mondo terreno e ultraterreno, reale e onirico.
Perché il centro di tutto è nell'uso dei sogni che fa l'autore, l'immensa importanza che attribuisce loro. Confesso che da quando ho letto questo libro considero i miei sogni con molto più rispetto. Ad esempio, stanotte ho sognato che mi trovavo nel letto uno sconosciuto, ed ascoltavamo dischi in vinile di musica pop degli anni '80. Secondo il signor Jonathan Carroll, questo ragazzo mi aspetta nel mio aldilà  con sottobraccio un vinile degli Echo and the Bunnymen, o degli Joe Division. Caro signor Carroll, il suo "Zuppa di Vetro" è entrato a pieni volti nella mia top-ten dei libri più interessanti che abbia mai letto. Complimenti!

Jonathan Carroll, "Zuppa di Vetro", edizioni LAIN, 344 pagine di puro adrenalinico piacere.
Per vedere la copertina e trovare altre entusiastiche fervide recensioni di lettori vai qui
Su Scrive.it ho creato una scheda in cui ho infilato una brevissima citazione dal libro

E poi, foto di nudo, Talamone e cani nudi del Messico, la mia vita per immagini

 


scritto da: rioro alle ore 18:50 | link | commenti
categorie: libri che ho letto, piccole cose fatte di parole
sabato, settembre 16, 2006

E agora o que vou fazer?

E adesso che anche il film dei pirati è passato, che farò? Con quale stupidaggine potrò cercare di rendere le mie giornate più godibili? O è il caso di abbandonare le facezie che hanno accompagnato questo mio ultimo anno e riprendere la mia serietà di capricorno? Non so, vedremo. Se avete suggerimenti, fatemelo sapere.

Nel frattempo, se vi va potete andare a scoprire the day after (the movie).

scritto da: rioro alle ore 14:15 | link | commenti
categorie: immagini, piccole cose fatte di parole
mercoledì, settembre 13, 2006

Pirates' day

I pirati scelsero la strada che sembrava meno in salita. Considerato quanto avevano dovuto lottare per riuscire a guadagnarsi il bottino e racimolare un pranzo (litigare con l'oste, smaneggiare un paio di ragazzette allegre, spaccare due tavoli e smontare il portone della taverna, oltre ad un numero imprecisato di cazzotti per lo più menati alla cieca), non era il caso di fare troppi sforzi.
Capeggiava il gruppetto di manigoldi la temuta Miss Chapu, una cagnetta senza nemmeno un pelo addosso, diventata ormai leggendaria a causa della sua aggressività (sebbene come dimensioni non fosse più grande di un piccolo coniglio da compagnia). Nonostante i più terribili pirati di tutti i mari avessero giurato di cucinarla un giorno al forno con le patate, nessuno era ancora riuscito a prenderla.
Seguiva Henry-Testa-Dura, un nano malefico dalla lingua tagliente e le mani pesanti; portava sulla schiena un grosso sacco nero il cui contenuto tintinnava ad ogni sobbalzo.

"Ma perché lo devo portare io il bottino? E' pesante!" reclamò il nanetto. "Perché sei più giovane" gli rispose Ros-Lo-Stonato, che chiudeva il gruppo, cosiddetto perché aveva l'abitudine di torturare le sue vittime cantando loro nelle orecchie fino a farle implorare pietà. "Non sono giovane, sono piccolo!" protestò Henry-Testa-Dura. "Taci e cammina, oppure quel cavallino di peluche che ti porti a letto la sera per dormire farà una brutta fine". "Bastardo" disse a denti stretti il nano, ravversandosi il sacco sulle spalle.

Sulla goletta trovarono il capitano ad aspettarli con le braccia conserte e gli occhi spiritati. Capitan Barbone era un omaccio tutto scuro, con una folta barba, e quando urlava poteva farti addirittura cadere i capelli. "Allora, che mi avete portato?" tuonò. Henry-Testa-Dura gli passò il sacco suonante. Il capitano tirò fuori dal sacco una bottiglia, l'aprì, dette un gran sorso, e poi urlò "Ma questo non è rhum! E' tequila!" "Capitano, siamo in Messico! Qui si trova solo tequila. Se voleva il rhum dovevamo andare a Cuba" farfugliò Ros-Lo-Stonato. A udire queste parole, il collo del capitano diventò enorme, e quello che uscì dalla sua bocca era degno di tutti i peggiori gerghi pirateschi della storia.
"Certo che accontentare questi capitani moderni è proprio difficile" mormorò Ros-Lo-Stonato "Eh già" fece Henry-Testa-Dura. "Vabbè, andiamo a farci il pane con la nutella" e sparirono sottocoperta.

(rioro, Talamone-Radicondoli, Agosto-Settembre 2006)

PS: stasera non chiamate. Sono al cinema. Se i pirati non vi interessano, potete andare su una spiaggia brasiliana.


scritto da: rioro alle ore 16:55 | link | commenti (3)
categorie: piccole cose fatte di parole
lunedì, settembre 04, 2006

Um doce que não se esqueçe

Mi sono venuti in mente diversi modi di iniziare questo post. Ma nessuno mi sembrava adeguato per parlare di Raymond Queneau. E ho capito: Queneau non è un argomento di cui si parla. Piuttosto, è una strada con mille uscite e senza indicazioni; è un dolce dal sapore talmente unico che una volta provato rimane impresso nel tuo gusto che ti sia piaciuto oppure no. Insomma, ho lasciato perdere Queneau. Fino all'altro giorno, quando in una conversazione occasionale mi sono trovata mio malgrado a doverlo descrivere. E l'unica cosa che sono riuscita a dire è stata questa: Queneau è un mondo. Quando varchi la soglia, inevitabilmente qualcosa cambia nello scenario che percespisci intorno a te. Desisto, non parlerò di Queneau. Riporto invece un piccolo brano che ho trovato nella postfazione a "La domenica della vita", che mi ha dato la fantastica sensazione di essere stato scritto per me, e nella realtà é una descrizione che l'autore fa di se stesso, scritta un anno prima della sua morte.

>Finita la festa, il visitatore s'allontana portandosi via i suoi ricordi. Li sgranerà lungo il pendio che lo conduce al ponte sul fiume; al di là, non gli resteranno che poche briciole che conserva per la prossima tappa. Nell'osteria nebbiosa, concede agli indigeni qualche notizia del paese vicino; lo ascoltano con orecchio di dubbio, senza alzare le spalle, tuttavia. Non cerca affatto di sorprendere. Passa oltre, senza lasciare traccia, poco curante di trattenere. Le lunghe leghe si sono accumulate nella tomaia dei suoi stivali, molti cani hanno abbaiato dietro le sue brache, molti villaggi sono dileguati alle sue spalle. Allo stato attuale delle cose, non lo si può fissare. Quello che si porta via, lo si ignora perché nessuno sa predire le cernite della sua memoria.<

(e invece è in queste parole che mi ha descritto: "Era di ottimo umore. La sua mente vagava disinvolta su un oceano di idee disinteressate.")

Per chi possa essere interessato, queste sono le mie letture d'autunno. e le vostre?


scritto da: rioro alle ore 19:50 | link | commenti (1)
categorie: piccole cose fatte di parole
mercoledì, luglio 05, 2006

Tem problema?

In questi giorni mi sto godendo una piacevole atmosfera da semi-ferie. Le giornate che ho sognato di trascorrere per tutto l'inverno. Però, c'è un però. Però, perché mi sento così depressa? Perché una bella notizia che ho ricevuto stamattina mi ha gettato in un profondo stato di simil-disperazione? Perché quando penso a tutto quello di meraviglioso che mi circonda, non mi appare un sorriso stampato sulle labbra, ma il pensiero va a come gestirlo, come non perderlo? Sono fatta così. Non sono mai stata una dai facili entusiasmi, e con la vecchiaia sto peggiorando. Quindi, oggi in questo mio apitico diario lascio due cose piccole che rappresentano perfettamente il mio stato d'animo. Bom dia, comunidade!

oscurità
a che serve tutta la poesia che bevo quotidianamente se non riesco a digerire la vita? a che serve impregnarmi di versi acidi se le mie ombre sopravvivono al caos? forse è necessario riscrivere la storia e restutire alla poesia la perduta libertà.

obscuridade
de que adianta toda a poesia que bebo cotidianamente se não consigo digerir a vida? de que adianta me embebedar com versos ácidos se minhas sombras sobrevivem ao caos? talvez seja preciso reescrever a história e devolver à poesia a liberdade perdida.

(Nel Meirelles)

Una vignetta di Dilbert, che ho appeso stamattina nel mio ufficio a imperitura memoria della mia stupidità


scritto da: rioro alle ore 12:06 | link | commenti
categorie: piccole cose fatte di parole
mercoledì, giugno 21, 2006

O livro da minha vida

Quando ero ragazzina, il primo titolo che compariva nella mia top-ten personale di libri preferiti era Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. L'ho letto cinque volte, ogni volta dalla prima all'ultima parola.

Ieri sera l'ho visto nella sua ultima versione cinematografica, romantica ed elegante proprio come il libro (che però non potrà mai essere superato da nessuna immagine). Ed ho notato nella storia e nei personaggi molte similitudini con la mia storia personale. Come se il libro fosse riuscito ad influenzare la mia vita molto più di quanto avessi immaginato.

E' stato forse a causa del Signor Darcy che mi sono innamorata anche io, come Lizzie, di un uomo da molti considerato orgoglioso, presuntuoso e molto difficile, eppure capace di gesti di generosità che io stessa non sono quasi in grado di capire? Sarà stato per caso che io e mio marito ci siamo incontrati a quello che nell'800 sarebbe stato un ballo, ma che, essendo noi nei più prosaici anni '90, era una festa? Come mai mio marito si è invaghito di me al di là di ogni ragionamento razionale?

Lizzie Bennet, insieme con la donna che l'ha inventata, sono state le eroine della mia infanzia, lo sono ancora e sempre lo saranno; il Signor Darcy continua a rimanere il mio prototipo di uomo dei sogni. Chissà, forse tra le mie letture, quest'estate, ci sarà un libro misterioso e sconosciuto, dal titolo difficile e quasi minaccioso, Orgoglio e Pregiudizio.

Elizabeth  era troppo imbarazzata per dire una parola. Dopo una breve pausa, il suo compagno* aggiunse, "Lei è troppo generosa per raggirarmi. Se i suoi sentimenti sono ancora quelli dell'Aprile scorso, ditemelo ora. Il mio affetto e desiderio non sono cambiati, ma una sola sua parola mi farà tacere per sempre."

Elizabeth, sentendo tutta la difficoltà e l'ansietà della situazione in cui si trovava il Signor Darcy, si sforzò di parlare; e immediatamente, sebbene non molto chiaramente, gli fece capire che i suoi sentimenti si erano accresciuti: un cambiamento tale , rispetto al periodo da lui menzionato, da farle ricevere con gratitudine e piacere le sue rassicurazioni di adesso. La felicità che questa risposta produsse, fu tale che egli probabilmente non l'aveva mai provata prima; e si espresse nell'occasione con tanta sensibilità e calore come un uomo violentemente innamorato si suppone che faccia. Fosse stata Elizabeth capace di incontrare i suoi occhi, avrebbe visto così bene l'espressione di profondo piacere diffusa sulla sua faccia; ma, sebbene ella non potesse vedere, poteva sentire, ed egli le parlò dei suoi sentimenti, il che, nel provare quanto ella fosse importante per lui, aggiungeva al suo affetto ogni momento più valore.

* Il Signor Darcy
[traduzione  dal testo inglese di rioro]Orgolio e Pregiudizio  movie



scritto da: rioro alle ore 16:10 | link | commenti (1)
categorie: piccole cose fatte di parole
giovedì, aprile 13, 2006

Momentos-Coisas

Insalata

musica, poesia, battere di tamburi, bisbigli di cicale, ronzio di mosche, mareggiare di onde e io. raccogliendo qui e là, leggendo, ascoltando e rimaneggiando tra le cose che mi sono permesse. non tutto ciò che desidero, lo so. ma quasi tutto quel che posso. i miei libri e dischi e versi e fiori, e canti e racconti sono visti, sentiti e mi sono - principalmente - permessi. da qui il desiderio di condividere questi momenti-cose.

(nel meirelles)

sensi

la voce di mia figlia che gioca, leccate di lingua del mio cane, silenzio nelle strade di questo paesino senza rumori. nessuna musica oggi, niente mosche per ora, primavera fuori con fiori gelati sugli alberi da frutta. tictactictac della bimba nel suo gioco, lei parla da sola (come facevo io alla sua età, come faccio tuttora). l'odore di una curiosa solitudine. condividere questi momenti, un esercizio per i miei sensi.

(rioro)

salada
música, poesia, rufar de tambores, ciciar de cigarras, zumbidos de mosquitos, marulhar de ondas e eu. colhendo aqui e ali, lendo, ouvindo e remexendo nas coisas que me são permitidas. nem tudo o que eu quero, eu sei. mas quase tudo o que posso. meus livros e discos e versos e flores e cantos e contos são vistos, sentidos e me são - principalmente - permitidos. daí a vontade de compartilhar esses momentos-coisas.
(nel meirelles)


scritto da: rioro alle ore 12:35 | link | commenti
categorie: piccole cose fatte di parole
sabato, marzo 18, 2006

Bom Dia

Oggi ho visto tante cose carine:

  • un merlo in cima ad un albero
  • mia figlia che dormiva accanto alla sua nonna
  • lo sguardo di un ragazzo che si illuminava mentre sorrideva
  • gli occhi di una bimba di 5 mesi azzurri come il mare delle mie estati da bambina

E ho visto anche queste parole, che lascio qui. È stata un'ottima giornata, dopotutto.

Vida passando

Non so nulla delle vite passate. Non so nulla neanche del futuro. So dei viaggi, delle inflessioni esistenziali e del coraggio. E vivo il volo libero dei miei piedi nel terreno fermo di ogni movimento.

Não sei das vidas passadas. Também não sei do futuro. Sei das viagens, das inflexões existenciais e da coragem. E vivo o vôo livre dos meus pés no chão firme de cada movimento.

(Lau Siqueira)

Copacabana
Copacabana vista dall'occhio di mio marito


scritto da: rioro alle ore 17:03 | link | commenti (3)
categorie: piccole cose fatte di parole
domenica, dicembre 11, 2005

#1 Fotografia di Copacabana

No primeiro dia em Copacabana, eu tomei um descanso com ruido de transito, pássaros e uma trompa tocando de longe classicos da musica brasileira. O dia seguinte, fui dançar. O dia depois, fiquei o dia todo em casa, aqui em Copacabana, pensando "que maravilha..."

 

 Primo giorno a Copacabana, mi riposo nel letto; in sottofondo il rumore continuo del traffico, il costante cinguettio degli uccelli, e una tromba lontana che solitaria ripete vecchi classici della musica brasiliana. Mi sembra un sogno.

 <Questa volta, sono stata poco orginale nella scelta della mia destinazione. Ho scelto una città da cartolina, che per mezzo mondo è sinonimo di spiaggia e avventura; un posto bello anche quando piove, con così tante cose che accadono che è impossibile mantenere i programmi della giornata con quello che c’è nell’aria, per quanto ci si provi.

Ho avuto fortuna: ho trovato giornate radiose, di quelle in cui Rio arriva a far male da quanto è bella. Non per la bellezza, naturalmente, ma per il sapere quanto male si nasconde dietro lo scenario che toglie il fiato. È il dolore del paradiso perduto, della città assasinata, del cuore diviso.>

 (Cora Rónai, articolo sul quotidiano “O Globo” del 8 dicembre 2005)

Copacabana
 Copacabana dalla nostra finestra, 9 dicembre 2005

 

 #10 dicembre a Copacabana

Cosa fai a Copacabana se non puoi quasi uscire di casa? “solo la vista è una vacanza”, dice mio marito. Dopo la vista, corri al mare, la bimba sguazza tra le onde dell’oceano. Fai una piccola spesa, cucini una pasta (nonostante tutto, siamo italiani!), leggi qualcosa di stimolante, torni in spiaggia, poi a casa, guardi le nuvole che arrivano e il mare che si tinge di grigio. Che importa? Copacabana è sempre (e solo) Copacabana.

 

 

rio scenarium
e poi la sera prima hai visto e ballato questo...come fare a lamentarsi?

   [...] È come essere invisibile, inizia a camminare più veloce, leva la maglia per sentire il caldo del sole sulla pelle. Si ritrova a correre ad occhi chiusi, come faceva quando era piccolo, e a vederlo così si potrebbe pensare che sia la cosa più bella che abbia mai attraversato Copacabana. Ma niente è più bello di Copacabana stessa, dei ragazzi in costume che corrono piano, dei venditori ambulanti che si siedono a riposare, del sandwich naturale che non ha niente di naturale, delle mamme pigre che urlano ai loro piccoli, e i loro piccoli che saltano tra le onde senza ascoltarle, dei netturbini neri che rastrellano la sabbia bianca, delle barche dei pescatori rincorse dai gabbiani... cade su qualcosa, è un pallone, si sente andare giù e quando apre gli occhi bambini di tutte le forme sono intorno a lui che ridono. Ride anche lui, e alzandosi il suo sguardo incontra la linea perfetta del mare nel tramonto di Copacabana...

[brano dal racconto "copacabana" di rioro]

 


scritto da: rioro alle ore 19:25 | link | commenti (1)
categorie: brasile, piccole cose fatte di parole
martedì, novembre 29, 2005

Uma estrela para o meu céu

A primeira estrela-guia que escolhei para meu viajem no Brasil é João Guimarães Rosa, porque acabei de leer seu obra mais coñheçida, Grande Sertão Vereda, e fiquei impresionada. Muito impresionada. Aqui, vou deixar algunos trechos em italiano, tentei achar a versão em portugues na Internet mas não encontrei. 

L'anno scorso, quando ero a Rio, ho visitato le mie librerie preferite (sono due, una è una catena di librerie che si chiama "Livraria da Travessa", l'altra è una libreria che si trova in  Praça XV, a Rio Centro, uno dei posti più antichi e famosi della città, dato che ospita il Palazzo Imperiale, all'interno del quale c'è una bellissima libreria), cercando il libro Grande Sertão Vereda, di João Guimarães Rosa, in portoghese, ma non l'ho trovato. Caso fortunato. Infatti, due mesi fa, mentre mettevo in ordine i libri nella libreria di casa, ho trovato una vecchia versione del libro, ovviamente in italiano. Dopo le prime due pagine, ho capito che non sarei mai riuscita a leggerlo in portoghese, deve essere davvero difficile. Ma è un libro di una bellezza che non incontravo da tempo.

Per chi non lo avesse letto, è un racconto molto complesso, con tanto di colpo di scena finale, ma sono le descrizioni, dei luoghi e dei pensieri, che mi sono rimaste nell'anima. Per questo l'ho scelto come prima stella-guida del mio prossimo viaggio, perché arriverò in Brasile con uno sguardo molto più consapevole sui suoi luoghi e sulle sue storie.

<<Adesso, dico a vossignoria, domando: anche nella sua vita è così? Nella mia, ora lo vedo, le cose importanti,tutte, si diedero nella circostanza breve di un per caso – per il balzo lieve di un avvertito accadere – la sorte momentanea, per il filo di un capello, per un crine di criniera di cavallo. Ah, e se non fosse accaduto, ognuno di questi per caso, quale sarebbe stato allora il mio destino successivo? Cosa vana, che non comporta risposta.>>

<<Quanto peggio più in basso si cade, tanto più uno ha bisogno di avere rispetto di se stesso. Da me, accetto qualsiasi bugia. Vossignoria non è così? Noi tutti. Ma io sono stato sempre un fuggitivo. Sono fuggito perfino dalla necessità della fuga.>>

<<Così doveva essere. Ogni madre vive in bontà, ma ognuna compie il suo dovere con un dono singolare, che è proprio di lei, di diversa bontà. E io non ci avevo mai pensato. Per me, mia madre era mia madre, e basta. Adesso, me ne rendevo conto. La bontà speciale di mia madre era stata quella dell’amore combinato con la giustizia, di cui io bambino avevo bisogno. E quella, pur nel punire i miei eccessi, di voler bene alle mie allegrie. Il ricordo di lei mi riempì la fantasia, la parola – per un momento – come una grandezza cantabile, come tra l’albeggiare e l’apparire del mattino. “...ebbene la mia io non l’ho conosciuta..” Diadorim continuò a dire. E lo disse con semplicità breve, come volesse dire: foce – sponde – sorgenti... come fosse cieco, di nascita.>>

[João Guimarães Rosa, traduzione di Edoardo Bizzarri]

La mia stella-guida per il cielo del Brasile
questa è la versione del libro che ho letto. spuntata dal nulla nella mia libreria. mia non è, sarà di mio marito, chissà quando come e perché l'ha comprata, o se gliel'hanno regalata. non gliel'ho chiesto, perferisco immaginare. la realtà, talvolta, rende tutto banale. viva sognare!


scritto da: rioro alle ore 20:22 | link | commenti (2)
categorie: brasile, piccole cose fatte di parole
venerdì, novembre 04, 2005

Minha musa o samba

 

 

 

Oggi Zeca Baleiro suona a Rio de Janeiro. Io sogno di essere lì, ma anche di essere in tanti altri luoghi per scoprire i misteri e le passioni della musica che ha cambiato la mia vita. Per questo è nato Giacomino Tamburello. Leggetelo, se ne avete voglia, nel sempre bellissimo sito Calibrozeroquindici (grazie Massimo!).

 

 

 

Hoje Zeca Baleiro faz show no Rio de Janeiro. Fue por ele que eu encontrei Jackson do Pandeiro, e o sambista ficou no meu pensamento de tal jeito, que eu consegui escrever uma pequena novela sobre uma sua vida imaginaria. O titulo é “Giacomino Tamburello”, em italiano, mas para o meu Brasil.


scritto da: rioro alle ore 18:10 | link | commenti (2)
categorie: piccole cose fatte di parole
mercoledì, ottobre 05, 2005

Contigo en la distancia*

Mio marito è lontano, in PIAUI, stato del Nord del Brasile, capoluogo Teresina (bellissimo nome per una città); lui è in posto che si chiama Serra das Confuçoes, bosco delle confusioni, insomma è tra nomi di luoghi che evocano fiabe, mentre io qui mi imbatto in questo brano di un grande autore brasiliano che con molto rispetto traduco. (purtroppo, non trovo più il testo in brasiliano sul mio compuer nè sul blog da cui l'ho preso. Perdoa-me).

Meu marido esta no Piaui. Fue viajando entre Teresina e a Serra das Confuçoes, todos lugares que para um italiano tem som de fabula, de fadas. E eu aqui na Italia encontrei esto texto de Rubem Braga, mas eu não estou conseguindo achar o texto original em portoguese no computador. Perdoa-me

"Chiama pazzo e sciocco l'appassionato che prova gelosia quando sente la sua amata dire che al tramonto il cielo era bellissimo, con mille piccole nuvole di lieve porpora sopra un azzurro da sogno. Se lei dice “non ho mai visto un cielo così bello” starà dando, certamente, la sua impressione del momento; ci sono centinaia di cieli straordinari e dimentichiamo nella maniera più turpe i più fantastici crepuscoli che ci hanno emozionato. Egli, però, al tramonto, stava dentro una sala qualsiasi e non ha visto alcun cielo. Se per caso fosse andato alla finestra e avesse visto, adesso sarebbe felice di sapere che in un altro punto della città anche lei lo stava guardando. Ma questo non è accaduto, e lui è geloso. Cita altri crepuscoli e nasconde male la sua pena per quello. Sente che la sua amata è stata infedele; ha incorporato in se stessa una cosa nuova che lui non ha visto. Sarà un pazzo giusto nella misura in cui l'amore è pazzia.

Ma avrà tutte le ragioni, questa ragione feroce furiosamente logica dell'amore. La nostra amata deve essere con noi solidale davanti alle nuvole. Per questo indaghiamo con tanto minuzioso fervore sulla settimana di assenza. Sappiamo che quei 7 giorni di distanza sono 7 nemici: vogliamo analizzarli fino in fondo, per distruggerli.

Non nego ragioni a chi dice che ognuno deve respirare un poco, e fare la sua piccola fuga, sia solo leggere un romanzo differente o vedere un film che l'amato non vedrà. Ha ragione; ma non ha passione. Sono intelligenti perché così riescono ad adattare l'amore alla vita di ciascuno, e renderlo sano, confortevole e migliore, più piacevole e liberale. Per riassumete: vogliono (molto intelligentemente, è certo) sopprimere l'amore. "

[Rubem Braga, dal blog di Fernando, obrigada como sempre]

*titolo di una canzone classica cubana, cantata da Caetano Veloso in un album di ormai molto tempo fa, dal titolo “Fina Estampa”, in cui sono raccolti la maggior parte dei grandi classici della musica di tutta l'America Latina. Disco di bellezza sovrumana.


scritto da: rioro alle ore 15:19 | link | commenti
categorie: brasile, piccole cose fatte di parole
mercoledì, marzo 16, 2005

Black-out

Black-out nel telefono di casa: una settimana senza Internet. Black-out nel marito: ricoverato e operato d'urgenza. Adesso va meglio, siamo a casa e di nuovo con il telefono. Ma con la paura del futuro, perché come dice il poeta Baleiro “il futuro è oggi, sta nella palma della mano”.

Black-out no telefone em casa: uma semana sem internet. Black-out no marido: internado e operado de urgência. Agora esta melhor, estamos na casa e com o telefone. Mas com o medo do futuro, proque como dize o poeta Baleiro “o futuro è hoje, cabe na palma da mão”.

i miei ragazzi
amano i cani
uno passeggia a Venezia
con il suo lupo arancione
l'altro accarezza in Marocco
una grande cucciolo nero
il mio favorito, a San Paolo,
stringe il suo cagnolino
pensando - il mondo è
dei randagi.

Anch'io guardo
i miei cani
né poveri né randagi
solo tre anime
in questo essere soli
che è la vita.

 

Meu garotos
gostan de cachorros
um toma passejo em Venezia
com suo lobo laranja
outro faz carinho em Marocco
para um grande filhote preto
o meu favorido, em São Paulo,
aperta seu cachorrinho
pensando – o mundo è
dos viralata.

Eu tambem olho
para os meus cachorros
não pobres não viralata
só tres almas
nesto ser sozinhos
que è a vida.



scritto da: rioro alle ore 09:52 | link | commenti (5)
categorie: piccole cose fatte di parole
lunedì, marzo 07, 2005

Essa boneca tem manual
(Questa bambola ha un manuale)

(Premessa: scrivo oggi il mio personale post sulla festa della donna, dato che domani e dopodomani sarò fuori casa e quindi non potrò postare.)

Mi sono sempre domandata se la Festa della Donna sia stata pensata, quando è stata pensata, per le donne o per gli uomini. Esiste per ricordare a noi donne quanto siamo importanti e maltrattate? O per ricordare agli uomini della nostra esistenza? Non saprei, e questo è uno dei vari motivi per cui non mi sono mai troppo appassionata a questa (come ad altre) festa. Non sapendo risolvere l'arcano dubbio, ho pensato di dedicare parte del post agli uomini e parte alle donne. Così, per par condicio...
Sempre me perguntei se a Festa da Mulher fue inventada, quando fue inventada, para as mulheres o para os homens. Existe para lembrar a nos mulheres quando somos importantes e mal tratadas? O para lembrar aos homens da nostra existência? Não sei, e esta è uma das muitas razois para eu não gostar desta (e de outras) festa. Não sendo capaz de resolvir a dificil duvida, pensei dedicar uma parte do post aos homes e uma parte as mulheres. Assí, como par condicio...


Per gli uomini

Concordo pienamente con Vanessa da Mata (musicista brasiliana giovane e bravissima alla quale ho rubato il titolo di questo post) quando sostiene che il problema degli uomini con le donne è che quando ne acchiappano una non si ricordano mai di leggere il libretto delle istruzioni. Mentre a noi donne già da bambine le mamme ci mettono al lavoro sul tema “come si capisce un uomo”. Quando litigo con mio marito, la sua frase “a te non ti capisco” è d'obbligo. (Io invece lo capisco anche troppo bene, che se lo capissi un pochino meno forse sarebbe meglio per tutti). Insomma, per darvi un aiutino, lascio parlare una donna ben migliore di me, che ha scritto un breve ma bellissimo libretto d'istruzione.

Concordo plenamente com Vanessa da Mata (musicista brasileira jovem e bravissima, que inventou o titulo deste post) quando argumenta que o problema dos homens com mulheres è que quando ne encontram uma nunca lembran de leer o manual. Ao contrario, para nos mulheres já criançãs nossa mãe comença trabalhar conosco sobre o assunto “come entender um homen”. Quando brigo com meu marido, a sua frase “eu não consigo entender voĉe” è certa. (Eu ao contrario, entendo ele muito bem, que se entender ele menos, podria ser melhor para todos). Assí, quero ajuidar voĉe um pouco, e deixo falar uma mulher bem melhor que me, que escreveu um pequenho mas lindissimo manual da mulher.


Quando nacqui un angelo snello,
di quelli che suonano la tromba, annunciò:
porterai la bandiera.
Carico molto pesante per una donna,
questa specie ancora timida.
Accetto i sotterfugi che mi spettano,
senza aver bisogno di mentire.
Non sono tanto brutta da non potermi sposare,
trovo Rio de Janeiro una bellezza e
ora sì ora no, credo nel parto senza dolore.
Ma ciò che sento scrivo. Compio la sorte.
Inauguro lignaggi, fondo regni
- dolore non è amarezza.
La mia tristezza non ha pedegree,
anzi la mia voglia di allegria
le sue radici vanno ai miei mille antenati.
Essere zoppo nella vita è una maledizione per l'uomo.
La donna è sdoppiabile. Io lo sono.

[Adélia Prado]


Quando nasci um anjo esbelto,
desses que tocam trombeta, anunciou:
vai carregar bandeira.
Cargo muito pesado pra mulher,
esta espécie ainda envergonhada.
Aceito os subterfúgios que me cabem,
sem precisar mentir.
Não sou feia que não possa casar,
acho o Rio de Janeiro uma beleza e
ora sim, ora não, creio em parto sem dor.
Mas o que sinto escrevo. Cumpro a sina.
Inauguro linhagens, fundo reinos
— dor não é amargura.
Minha tristeza não tem pedigree,
já a minha vontade de alegria,
sua raiz vai ao meu mil avô.
Vai ser coxo na vida é maldição pra homem.
Mulher é desdobrável. Eu sou.

[Adélia Prado]


Per le donne
Para as mulheres

Ana Carolina è una musicista considerata la più femminista sulla scena musicale brasiliana. Nel 2001 ho visto un suo concerto, in cui dichiarava “ non è vero che non mi piacciono gli uomini. Al contrario! La mia band è composta solo da uomini!”. Infatti, a tutte noi piacciono gli uomini, noi li adoriamo, e vorremmo passare molto più del nostro tempo a fare loro coccole. Solo che loro non leggono il nostro manuale d'istruzione...per consolazione, tocca sognare. Vi lascio un aiutino per sognare molto, molto meglio...

Ana Carolina è uma musicista considerata a mais pra-mulheres na cena musical brasileira. No 2001 eu assistei a um show dela, no qual ela desclarava “não è verdade que eu não gosto de homens. Ao contrario! Minha banda è formada só por homens!”. Verdade, toda mulheres gostan de homens, nos adoramos, e queriamos passar muito mais tempo fazendo carinhos pra eles. Só que eles não lembran de leer nosso manual...para consolação, temos que sonhar...deixo um ajudo para sonhar bem melhor...

orlando bloom

Gli uomini lo odiano
le donne lo adorano
dove questo ragazzo passa, esse piangono
il tema è lui, il tesoro è suo
dove questo ragazzo passa, esse piangono
per lui hai fame il bello si mangia
dove questo ragazzo passa, esse piangono
sarà che è toro e adora il rosso?
dove questo ragazzo passa, esse piangono
è quasi una demenza dell'immaginazione
il bello e la sua ingratitudine
tenere tutta la sua bellezza per lui
povero cuore
povero cuore, tum tum tum tum
Démarrer d-ci

[Vanessa da Mata, brano tratto da “Essa boneca tem manual”]

Os homens odeiam
as mulheres adoram
onde esse moço passa, elas choram
o assunto è ele, o tesouro è dele
onde esse moço passa, elas choram
por ele há fome o belo se come
onde esse moço passa, elas choram
será que è touro e adora vermelho?
onde esse moço passa, elas choram
è quase demência da imaginação
o belo e a sua ingratidão
ter toda beleza pra ele
pobre coração
pobre coração, tum tum tum tum
Démarrer d-ci


[Vanessa da Mata, texto da canção “Essa boneca tem manual”]


scritto da: rioro alle ore 17:02 | link | commenti (3)
categorie: piccole cose fatte di parole
venerdì, marzo 04, 2005

Inspiração

Mentre Giuliano scriveva ispirate parole su Paul Klee (parole che mi hanno portato indietro nei ricordi, quando ragazzina visitai una mostra di piccoli disegni di questo artista, e non ricordo nessuna forma o colore, ma ho ritrovato intatta l'allegria e l'incanto che quelle forme e colori mi hanno regalato), Zeca Baleiro raccontava, in un'intervista visibile sul suo ultimo DVD “Mundo Cão”, di come la sua ispirazione nel comporre sia del tutto anarchica, tanto da costringerlo a gesti estremi, tipo chiudersi nel bagno a prendere appunti per non essere disturbato in quell'attimo di suoni e parole tanto prezioso nonché sfuggevole. Nel frattempo, gossips hollywoodiani che danno Orlando Bloom e Salma Hayek in amore fanno ben sperare per una ispirazione amorosa che dia come frutto una generazione di bellissimi bambini.

Che il sogno sia con voi!


No momento em que Giuliano estava escrevendo inspidarad palavras sobre Paul Klee (palavras que trouxe-me atras nas lembranças, quando ainda garotinha fui ver uma esposição desto artista, e não lembro alguma forma o cor, mas encontrei intacto na lembrança a alegria e o incanto que aqueles formas e cores me donaram), Zeca Baleiro contava, em uma entrevista que pode ser encontrada no seu ultimo DVD “Mundo Cão”, de como a sua inspiração na composição è completamente anarquica, da maneira que talvez obliga-o a gestos extremos, como fechar-se no banheiro a tomar anotação para não ser perturbado em aquele momento de som e palavra tão precioso quanto temporário. Entretanto, o gossip de Hollywood que fala de Orlando Bloom e Salma Hayek namorando deixa esperança para uma inspiração amorosa que va donar como fruto uma geração de lindissimas crianças.

Fica com os sonhos!


Traspirazione

L'ispirazione viene da dove
mi chiede qualcuno
rispondo: magari da Londra
di aeroplano, nave o tram
viene con il mio amore da Belém
viene con te in questo treno
dalle righe di un libro
dalla morte di un essere vivo
dalle vene di un cuore
viene da un gesto preciso
viene da un amore, viene dal riso
viene per una ragione
viene per il sì, per il no
viene con un gabbiano dal mare
viene con gli animali della foresta
viene là dal cielo, viene dal pavimento
viene dalla misura esatta
viene da dentro la tua lettera
viene dall'Azerbaijan
viene dalla traspirazione.


[Alzira Espíndola e Itamar Assumpção]


Transpiração

A inspiração vem de onde
pergunta pra mim alguem
respondo: talvez de Londre
de avião, barco ou bonde
vem com meu bem de Belém
vem com voĉe nesse trem
das entrelinhas de um livro
da morte de um ser vivo
das veias de um coração
vem de um gesto preciso
vem de um amor, vem do riso
vem por alguma razão
vem pelo sim, pelo não
vem pelo mar gaviota
vem pelos bichos da mata
vem lá do céu, vem do chão
vem da medida exata
vem dentro da tua carta
vem do Azerbaijão
vem pela traspiração

[Alzira Espíndola e Itamar Assumpção]

Alessandro Giuliani e Angelo Berbardi
Alessandro Giuliani e Angelo Bernardi (Bottega27) - Nudo


scritto da: rioro alle ore 18:12 | link | commenti (7)
categorie: piccole cose fatte di parole
lunedì, gennaio 31, 2005

Resposta para um amigo

Pochi avrebbero animo di confessare quel mio pensiero nella Rua Mata-cavalo. Io confesserei tutto ciò che importa per la mia storia. Montaigne scriveva di se stesso: ce ne sont pas mes gestes que j'escris, c'est moi, c'est mon essence. Ora, esiste un solo modo di scrivere la propria essenza, è raccontarla tutta, il bene e il male. Questo faccio io, nella misura in cui vado ricordando e invitando alla costruzione o ricostruzione di me stesso. Per esempio, adesso che ho raccontato un peccato, direi con molto piacere una bella azione del momento, se me la ricordassi, ma non me la ricordo; rimane trasferita a migliore occasione.
Né devi perdere la speranza, amico mio; al contrario, seguimi adesso che...Non solo le belle azioni sono belle in qualsiasi occasione così come sono possibili e probabili, per la mia teoria dei peccati e delle virtù, non meno semplice che chiara. Si riduce a questo: che ogni persona nasce con un certo numero di queste e di quelle, alleate in matrimonio per compensarsi nella vita. Quando uno dei coniugi è più forte dell'altro, egli solo guida l'individuo, senza che questi, per non aver praticato tale virtù o commesso tale peccato si possa dire immune da uno o dall'altro; ma la regola è darsi alla pratica simultanea delle due, con i vantaggi dei portatori d'entrambi, e qualche volta con più splendore della terra e del cielo. Peccato che non io non possa dar fondamento a ciò con uno o più casi strani; mi manca il tempo.
Per quanto mi riguarda, è certo che sono nato con alcune di quelle coppie, e naturalmente ancora le possiedo. Già mi è capitato, qui all'Engenho Novo, per stare una notte con un gran mal di testa, di desiderare che il treno della Centrale scoppiasse lontano dalle mie orecchie e interrompesse la linea per molte ore, anche se fosse dovuto morire qualcuno; e il giorno dopo perdere il treno della stessa strada, per essere andato ad aiutare un cieco che non portava bastone. Voilà mes gestes, voilà mon essence.

[Machado de Assis, Don Casmurro, capitolo LXVIII]

Poucos teriam animo de confessar aquele meu pensamento da Rua de Mata-cavalos. Eu confessarei tudo o que importar à minha história. Montaigne escreveu de si: ce ne sont pas mes gestes que j'escris, c'est moi, c'est mon essence. Ora, há só um modo de escrever a própria essência, é contá-la toda, o bem e o mal. Tal faço eu, à medida que me vai lembrando e convidando à construção ou reconstrução de mim mesmo. Por exemplo, agora que contei um pecado, diria com muito gosto alguma bela ação contemporânea, se me lembrasse, mas não me lembra; fica transferida a melhor oportunidade.
Nem perderás em esperar, meu amigo; ao contrário, acode-me agora que... Não só as belas ações são belas em qualquer ocasião como são também possíveis e prováveis, pela teoria que tenho dos pecados e das virtudes, não menos simples que clara. Reduz-se a isto que cada pessoa nasce com certo número deles e delas, aliados por matrimônio para se compensarem na vida. Quando um de tais cônjuges é mais forte que o outro, ele só guia o indivíduo, sem que este, por não haver praticado tal virtude ou cometido tal pecado se possa dizer isento de um ou de outro; mas a regra é dar-se a prática simultânea dos dous, com vantagem do portador de ambos, e alguma vez com resplendor maior da terra e do céu. ç pena que eu não possa fundamentar isto com um ou mais casos estranhos; falta-me tempo.
Pelo que me toca, é certo que nasci com alguns daqueles casais, e naturalmente ainda os possuo. Já me sucedeu, aqui no Engenho Novo, por estar uma noite com muita dor de cabeça, desejar que o trem da Central estourasse longe dos meus ouvidos e interrompesse a linha por muitas horas, ainda que morresse alguém; e no dia seguinte perdi o trem da mesma estrada, por ter ido dar a minha bengala a um cego que não trazia bordão. Voilà mes gestes, voilà mon essence.

[[Machado de Assis, Don Casmurro, capitolo LXVIII]

scritto da: rioro alle ore 18:17 | link | commenti (1)
categorie: piccole cose fatte di parole
mercoledì, gennaio 05, 2005

L'avanzo immortale

Vorrei non morire del tutto. Non la mia parte migliore. Che il meglio di me restasse, visto che su tutto il resto ho i miei dubbi. Vorrei lasciare su questo pianeta non solo una testimonianza del mio passaggio, piramide, obelisco, voce in un'oscura enciclopedia, campi dove non cresce più erba.

Vorrei lasciare il mio processo di pensiero, la mia macchina per pensare, la macchina che processa il mio pensiero, il mio pensiero trasformato in macchina oggettiva, fuori di me, che mi sopravviva.

Durante tutto questo tempo, ho coltivato questo sogno disperato. Un giorno, ho capito. Questa macchina era possibile.

Doveva essere un libro.

Doveva essere un testo. Un testo che non fosse appena, come la maggior parte, un testo pensato. Avevo bisogno di un testo pensante. Un testo che avesse memoria, producesse immagini, raziocinasse.

Soprattutto, un testo che sentisse quello che sento io.

All'inizio, avrei lasciato questo testo come un astronauta solitario lascia un orologio sulla superficie di un pianeta deserto.

Chiaro che avrei potuto scegliere un essere umano per essere questa macchina che pensasse come penso io. Bastava trovare un alunno. Ma le persone non sono prevedibili. Un testo sì.

L'impressione del mio processo di pensiero non poteva stare nella scelta di parole né nella lista degli eventi narrati. Doveva stare scritta nel movimento del testo, nei flussi della sua dinamica, tradotta nel gioco dei suoi capricci e delle sue maree.

Un testo cosìfatto non poteva essere fabbricato né forgiato. Poteva solo essere desiderato. Lui stesso avrebbe scelto, se lo desiderava, l'ora della sua venuta.

Tutto ciò che potevo fare in questa direzione era stare attento a tutti gli impulsi, anche i più insignificanti, senza mai sapere se il testo stava arrivando o no.

Era ovvio, un testo così avrebbe dovuto, come minimo, prendere una vita umana intera. Nella migliore delle ipotesi.

Una questione si sollevò sin dall'inizio. La tensione dell'attesa di un tale testo poteva essere il maggior ostacolo per la sua nascita. Quanto a questo, non c'era soluzione. La questione doveva essere vissuta a livello di enigma e conflitto, sigillo e dissimulazione.

Evidentemente il testo che derivasse da questo stato doveva, per forza, riprodurlo nella sua essenziale perplessità. La macchina-testo che ne sarebbe derivata non sarebbe stato un tutto armonioso, poiché l'armonia riguarda solo le cose morte. Quello che stavo pretendendo era una cosa viva, una vita che mi sopravvivesse. E la vita è contraddittoria.

Non so più se il testo arriverà. O se è già arrivato.
Tutto ciò che desidero è che, se viene, si ricordi di me tanto quanto io l'ho desiderato.

[Paulo Leminski, da Gozo Fabuloso]
Un regalo di Fernando.

O Resto Imortal

Paulo Leminski


Queria não morrer de todo. Não o meu melhor. Que o melhor de mim ficasse, já que sobre o além sou todo dúvida. Queria deixar aqui neste planeta não apenas um testemunho da minha passagem, pirâmide, obelisco, verbetes numa obscura enciclopédia, campos onde não crescem mais capim.

Queria deixar meu processo de pensamento, minha máquina de pensar, a máquina que processa meu pensamento, meu pensar transformado em máquina objetiva, fora de mim, sobrevivendo a mim.

Durante muito tempo, cultivei esse sonho desesperado.
Um dia, intui. Essa máquina era possível.

Tinha que ser um livro.

Tinha que ser um texto. Um texto que não fosse apenas, como os demais, um texto pensado. Eu precisava de um texto pensante. Um texto que tivesse memória, produzisse imagens, raciocinasse.

Sobretudo, um texto que sentisse como eu.

Ao partir, eu deixaria esse texto como um astronauta solitário deixa um relógio na superfície de um planeta deserto.

Claro que eu poderia ter escolhido um ser humano para ser essa máquina que pensasse como eu penso. Bastava conseguir um aluno. Mas pessoas não são previsíveis. Um texto é.

A impressão do meu processo de pensamento não poderia estar na escolha das palavras nem no rol dos eventos narrados. Teria que estar inscrito no próprio movimento do texto, nos fluxos da sua dinâmica, traduzido para o jogo de suas manhas e marés.

Um texto assim não poderia ser fabricado nem forjado. Só poderia ser desejado. Ele mesmo escolheria, se quisesse, a hora de seu advento.

Tudo o que eu poderia fazer nessa direção era estar atento a todos os impulsos, mesmo os mais cegos, nunca sabendo se o texto estava vindo ou não.

Era óbvio, um texto assim teria, no mínimo, que levar uma vida humana inteira. Na melhor das hipóteses.

Uma questão colocou-se desde o início. A tensão da espera de um tal texto poderia ser o maior obstáculo para seu surgimento. Quanto a isto, não havia solução. A questão teria que ser vivida em nível de enigma e conflito, sigilo e dissimulação.

Evidentemente que o texto que resultasse desse estado deveria, por força, reproduzí-lo em sua essencial perplexidade. A máquina-texto que surgisse não seria um todo harmonioso, já que a harmonia só convém às coisas mortas. O que eu pretendia era uma coisa viva, uma vida que me sobrevivesse. E a vida é contraditória.

Não sei mais de esse texto virá. Ou se já veio.

Tudo o que quero é que, se vier, se lembre de mim tanto quanto eu soube desejá-lo.

(in Gozo fabuloso, São Paulo: Editora DBA, 2004)






scritto da: rioro alle ore 19:06 | link | commenti (1)
categorie: piccole cose fatte di parole
martedì, ottobre 26, 2004

O presente mais lindo que eu nunca vi

Mio marito aveva un nuovo amico, di nome Paolo. Era un collega di lavoro, ma si erano piaciuti subito. Un giorno, mio marito portò a casa un libro. “Devi farmi un piacere, devi leggere questo libro” mi disse” è dell'autore preferito di Paolo. Voglio fargli un regalo”. Il libro si chiamava “Parole andanti”, e sin dalla prima riga anche io caddi innamorata del suo autore, Eduardo Galeano.
Meu marito estava de amigo novo, se chamava Paolo. Era um colega de trabalho, mas os dois gostavan de ficar juntos. Um dia, meu marido trouxe pra casa um livro. “Voĉe tem que fazer um favor pra me, tem que leer esto livro. È do autor preferido de Paolo. Eu quero fazer um presente pra ele”. O livro se chamava “Palavras andantes”, e desde a primera linha eu fiquei namorada do autor, Eduardo Galeano.

All'aeroporto, Paolo ci stava aspettando. Eravamo in partenza per Uruguay e Brasile. Paolo doveva venire con noi a Montevideo. Mentre aspettavamo di salire sull'aereo, mio marito si avvicinò a Paolo e gli disse: “L'altro giorno ho chiamato l'Istituto Italiano di Cultura di Montevideo. Sai, loro mi conoscono, facciamo molti scambi di studenti con l'Università. Così, ho chiesto al direttore se poteva organizzare una cena per me. Mi ha detto di sì”. “Allora andiamo a cena con il direttore dell'Istituto. Ottimo per il nostro lavoro.” “No”, risponde mio marito, “andiamo a cena con Eduardo Galeano”.
No aeroporto, Paolo estava nos esperando. Tinham que viajar para Uruguay e Brasil. Paolo tive que chegar conosco para Montevideo. No tempo que temos que esperar para o avião, meu marido chegou perto de Paolo e falou assí: “Algum dias atras eu chamei para o Instituto Italiano de Cultura de Montevideo. Voĉe sabe, eles me conheçem, fazemos muitas troca de estudiantes para a Universidade. Assí, perguntei para o director se ele pudia organizar um jantar para me. Ele falou que sim.” “Bom, assí vamos jantar com o director do Instituto. Tâ muito bom para o nosso trabalho.” “Não”, falou meu marido, “vamos jantar com Eduardo Galeano”.

È così che ho incontrato Eduardo Galeano. Per la cena, ha scelto un elegante ristorante italiano nel centro di Montevideo. Io non ho aperto bocca per tutta la sera. Ho ascoltato, ma se dovessi dire, non ricordo la conversazione. Ricordo l'intelligenza e l'attenzione che lui metteva in ogni risposta. Ma io ero attenta soprattutto a guardarlo, per leggere nel suo viso tutta l'armonia e la sofferenza dell'America Latina.
Fue assí que eu encontrei Eduardo Galeano. Para o jantar, ele escolheu um restaurante italiano elegante no centro de Montevideo. Eu não consegiu avrir boca para o tempo todo. Só escutei-o, mas na verdade eu não lembro a conversa. Lembro a inteligência e a atenção que ele ponia em todas as respostas. Mas eu queria só olhar pra ele, ler no seu rostro toda a armonia e a soferenza da America Latina.

Non l'ho mai più rivisto, ma continuo a leggerlo. Con mio marito, si scrivono ogni tanto. Sono entrambi due maghi, in fondo.
Nunca mais o encontrei. Com meu marido, eles escreven-se, alguma vez. Ele são dois magicos, no fundo.

En una pared de un local de Madrid hay un cartél que dice:
Está prohibido cantar flamenco.
En una pared del aeropuerto de Río de Janeiro hay un cartél que dice:
Está prohibido jugar con los carros de transportar valijas.
Esto quiere decir que todavia hay gente que canta y que todavia hay
gente que juega.

Sul muro di un locale di Madrid c'è un cartello che dice:
è proibito il canto flamenco.
Sul muro dell'aeroporto di Rio de Janeiro c'è un cartello che dice:
è proibito giocare con i carrelli portavalige.
Il che vuol dire che c'è ancora gente che canta e c'è ancora gente che gioca.

[Eduardo Galeano]

Galeano firma i nostri libri

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa è una storia vera.
Esta è uma historia real.
















scritto da: rioro alle ore 20:26 | link | commenti (2)
categorie: piccole cose fatte di parole
venerdì, ottobre 22, 2004

Ao vivo

Ho trovato, nei miei soliti vagabondaggi internettiani, questo brano che parla di una dimensione che non conosco: quella di chi sta su un palco. Mi ha colpito, sia per il modo in cui è scritto, sia perchè mi ha fatto ricordare che tempo fa anche io avevo scritto sull'argomento, immaginando emozioni che non ho mai provato.

Achei, no meu vaguear no internet, esto texto que fala de uma dimensão que eu não conheço: aquela de quem esta no palco. Gostei do texto, e do jeito de escrever do autor, e tambem fiz me lembrar que eu escrevei no passado sobre esto assunto, tentando imaginar emoçois que nunca experimentei de verdade.

Lascio qui entrambi i brani, il primo trovato per caso, e il secondo scritto da me. Perchè è l'immaginazione a muovere il mondo.

Deixo aqui os dois textos, o primero encontrado a toa, e o secundo è o meu. Porque é a imaginaçao que move o mundo.



A salire sul palco – un mondo opposto fatto di luce, pavimento e cielo – la vita si ferma per guardare la vita nelle altre persone. Vita che leva il fiato, afferra lo spirito dell'attore in un solo figurino – e il corpo si dà, abbandonato, e si consegna al piacere della menzogna.
L
'anima sfrattata corre. Vola per le strade scure alla ricerca di specchi, altre anime. E lo spettacolo parallelo ha inizio.
Occhi negli occhi, energia nella bocca. Scuro, rosso, raso, legno, marrone, polvere, luce, scena. Non c'è scampo. Respirazioni sincronizzate, sbattere di ciglia sincronizzati, tensione. Muscoli. Cuore.
Festa degli dei, mani verso il cielo nero di stelle bianche, pizzichi di luce. Fuoco. Bianco. Testo. E il corpo preso da un altro essere si fa gloria. Fa l'amore con la platea. Transe. Complice. Musica.
Le ore passano come sensuali anni di un dolce dicembre. E le sfrattate, come buone figliole, tornano a casa, templi di carne. La fine del gioco è dicembre. È vermiglio. Rosso. Legno, raso, polvere, mani...
E fine.


Ao pisar num palco - um mundo oposto feito de luz, chão e céu - a vida pára para olhar a vida em outra pessoa. Vida que desalma, arranca o espírito do ator em um único figurino - e o corpo se dá, abandonado e entregue ao prazer da mentira.
A alma despejada corre. Voa pelas ruas escuras à procura de espelhos, outras almas. E o espetáculo paralelo se inicia.
Olhos nos olhos, pulsos na boca. Escuro, vermelho, cetim, madeira, marrom, poeira, luz e cena. Não há fuga. Respirações juntas, piscares juntos, tensão. Músculo. Coração.
Festa dos deuses, palmas ao negro céu de estrelas brancas, pincéis de luz. Foco. Branco. Texto. E o corpo tomado por outro ser faz a glória. Faz amor com a platéia. Transe. Cúmplice. Música.
As horas passam como anos prazerosos de um doce dezembro. E as despejadas, como boas filhas, tornam às casas, templos de carne. O fim do jogo é dezembro. É rubro. Vermelho. Madeira, cetim, poeira, palma...
E fim.

La cosa che gli aveva dato la musica che lo rendeva veramente felice, era salire sul palco. Sul palco tutte le difficoltà sparivano, si dissolvevano, e si sentiva finalmente in pace. Normalmente usava un pezzo forte per iniziare i suoi concerti; che cantava indossando occhiali neri, per levarli solo dopo qualche canzone. Diceva che faceva effetto sul pubblico. Non gli era possibile ammettere che l’emozione di vedere tutti i volti davanti a lui che aspettavano solo un suo cenno era troppo forte per poter essere affrontata sin dall’inizio. Quando finalmente riusciva a vedere sotto di lui, negli occhi di tutte quelle persone che lo stavano ad ascoltare si apriva un mondo fantastico, infinito, pulsante; gli sembrava di entrare in una dimensione che aveva sempre desiderato conoscere, e che non avrebbe mai conosciuto abbastanza. L’umanità era davanti a lui, e lui ne era il testimone, il perno, il poeta. La sua musica si faceva parola, e sorrisi grandissimi si affacciavano sul suo viso, allegria entrava nella sua testa, e lui si sentiva finalmente normale.


A coisa da musíca que fazia ele mais feliz, era subir no palco. No palco todas as dificultades sumiran, dissolveram-se, e ele ficava finalmente na paz. Normalmente, usava uma musíca forte para començar o show; e a cantava com oculos pretos, que tirava só depois de alguma musícas. Ele falava que era para surtir um efeito especial no publico. Não conseguiva admitir que a emoçao de ver todas as caras na sua frente esperando só um seu aceno era forte demais para poder ser encarada do començo. Quando finalmente conseguiva ver baixo do palco, nos olhos de toda aquela pessoas que estavam lá para escutar-o, um mundo fantastico abriva-se, infinido, pulsante; ele pensava de entrar em uma dimensão que sempre quiz conheçer, e que nunca havria conheçido bastante. A umanidade estava em frente dele, e ele era o testemunha, a cavilha, o poeta. A sua musíca virava palavra, e enormes sorrisos abrivam-se no seu rostro, alegria chegava na sua cabeça, e ele sentia-se finalmente normal.

Iztaciuatl

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


questa è la mia cagnolina Izta nel mio studio
esta é a minha cachorrita Izta no meu escritorio

 

 


















scritto da: rioro alle ore 09:51 | link | commenti (10)
categorie: piccole cose fatte di parole
lunedì, ottobre 11, 2004

Semelhantes

Uno dei miei libri preferiti dell'adolescenza è sicuramente “Zanna Bianca”. E non solo perchè amo i cani (e il protagonista è un cane). Mi è piaciuto il modo in cui era scritto. Sentivo di avere qualcosa in comune con l'autore, come uno stesso modo di guardare al mondo e alle cose. Solo da grande, e per caso, ho scoperto che Jack London era del capricorno.

Um dos meus livros favoritos da adolescênzia è por certo “Zanna Bianca” (não sei como se chama em Brasil esto livro). Não só porque adoro cachorros (o protagonista è um cachorro). Gostei do jeito de escrever do autor. Tive sentido de alguma coisas em comun com o autor, como o mesmo jeito de olhar o mundo e as coisas. Só adulta, por acaso, descouvri que Jack London era um capricórnio.


Quando il caso mi ha portato sul blog di Terrabrasilis, subito ho notato qualcosa di familiare, in cui mi riconoscevo. Ho quindi letto il profilo dell'autrice (cosa che non faccio quasi mai), e tutto è stato chiaro: Quel è del capricorno.

Quando o destino me trouxe sobre o blog Terrabrasilis, logo notei algo de familiar, em que me reconheçia. Portanto, indagei sobre o perfil do autor (coisa que normalmente não faço), e todo fue claro: Quel è um capricórnio.


L'altro giorno, leggendo il Manifesto Antropogafo (di cui parlo nel mio post precedente), ho sentito una grande vicinanza con le parole di Oswald De Andrade: ma certo, anche lui era del capricorno!!!

Outro dia, lendo sobre o Manifesto Antropofago (meu post precedente), tive o sentido de uma proximidade com as palavras de Oswald De Andrade: claro, ele tambem era um capricórnio!


Lo sbaglio dei portoghesi

Quando il portoghese arrivò
Sotto una terribile pioggia
Vestì l'indio
Che peccato! Fosse stata una giornata di sole
L'indio avrebbe svestito
Il portoghese

[Oswal De Andrade, libera traduzione di rioro, versione in portoghese qui]


(questo post è dedicato ai “simili”, che si incontrano sempre, nella rete come nel mondo reale...)

(esto post è dedicado aos “semelhantes” que "sempre se encontram, seja na rede, seja ao vivo")














scritto da: rioro alle ore 10:07 | link | commenti (13)
categorie: poesia, piccole cose fatte di parole
sabato, ottobre 09, 2004

Antropófagos de todo mundo, Unam-se!

Quanche tempo fa ho cercato di spiegare a Quel perchè considero il musicista brasiliano Zeca Baleiro un vero poeta, e non soltanto un artista. Per parlare dei suoi testi, una parola mi è venuta subito in mente: cannibale.

Algum tempo atras, tentei esplicar para Quel porque eu considero o musico brasileiro Zeca Baleiro um poeta de verdade, e não só um artista. Para falar sobre a sua letras, uma palavra chegou de repente na minha cabeça: canibal.

Zeca è un cannibale, nel senso che prende da fuori, dalla letteratura brasiliana, da quella europea, da ciò che legge sul giornale, da ciò che vede in TV, tutto quello che lo colpisce, e lo mangia. Lo ingolla, butta giù, digerisce, e lo ritira fuori per metterlo nel suoi testi. Cannibale di parole, di concetti, di cose non sue che diventano sue, che diventano di tutti.

Zeca è um canibal, no sentido que ele pega da fora, da literatura brasileira, da aquela europea, da o que lê sobra o diario, da o que vê na TV, todo o que pega sua atençäo, e o come. Depois, o joga fora para ponerlo na sua letras. Canibal de palavras, de concepçois, de coisas que não soi dele mas que viran dele, que viran de todo mundo.

Pensandoci, mi sono resa conto di aver già incontrato questo tipo di attitudine in altri autori brasiliani, poeti in particolare, di cui però non conosco abbastanza bene l'opera per poter dare dei giudizi (invece di Zeca so tutto, vita morte e miracoli!).

Pensando nesso, tomei conta que ja havia encontrado esto tipo de aptidão em outros autores brasileiros, poetas em particolar, dos quem ainda não conheço a obra assí bem para dar opinião (ao contrário, do Zeca “conheço vida, morte e milagres” [esta è uma expressão italiana que significa que eu soi tudo sobre a materia “Zeca Baleiro”].

L'ho scoperto ieri, quando, su bel blog Gavea dedicato alla letteratura brasiliana, ho incontrato questo post, che qui traduco (versione in portoghese qui).

Descouvri esto ontem, quando, no lindo blog Gavea, um blog sobre a literatura brasileira, encontrei esto post, que vou traduçir para os italianos (aqui em portugues).


La Rivista di Antropofagia non ha orientamento o pensiero di alcun tipo: ha solo stomaco”
Non facciamo critica letteraria. Intrighi, sì”

La pubblicazione del Manifesto Antropofago è un momento cruciale della letteratura e della cultura brasiliane. Fu pubblicato nel primo numero della Rivista di Antropofagia, nel Maggio del 1928, e firmato da Oswald de Andrade “in Piratininga, ano 347 della Deglutizione del Vescovo Sardinha”.

L'idea di base: “Alimentarsi di tutto ciò che lo straniero porta in Brasile, succhiargli tutte le idee e unirle a quelle brasiliane, realizzando così una produzione artistica e culturale ricca, creativa, unica e propria. Era necessario liberarsi dai lacci del passato, come il simbolismo, ancora fortemente presente in quella epoca”. Il Manifesto Antropofago, del 1928, è la risposta dello scrittore Oswald de Andrade alle questioni poste durante la Settimana di Arte Moderna (1922). Per lui, il rinnovamento dell'arte brasiliana sarebbe nato dal recupero dei valori indigeni. L'iniziativa non era inedita. Dopo l'indipendenza, il romanticismo aveva già usato questo “indio mitologico” per costruire un'identità nazionale, opposta a quella europea.

Oswald ritorna su questa tematica, ma rifiuta la xenofobia degli altri modernisti. La civilizzazione europea non deve essere rigettata, ma anzi assorbita. L'antropofagia è il simbolo di questa tesi: l'europeo deve essere divorato.

Tratto dal Manifesto:
Così l'antropofagia ci unisce. Socialmente. Economicamente. Filosoficamente. Unica legge del mondo. Espressione mascherata di tutti gli individualismi, di tutti i collettivismi. Di tutte le religioni, di tutti i trattati di pace. Tupi or not Tupi that is the question.”


Finalmente ho capito perchè la parola “cannibale” mi è venuta in mente. Adesso capisco anche perchè questa letteratura mi sembra così naturale. Perchè anche io sono cannibale, in quello che scrivo, in quello che faccio. Perchè lo siamo un po' tutti.

Finalmente entendi porque a palavra canibal cheogu na minha cabeça. Tamben entendo porque esta literatura me paresse assí natural. Porque eu tambem sou canibal, no que escrevo, no que eu faço. Porque todo mundo è um pouco canibal nesto sentido.


PS due cosine: per i lettori di Terrabrasilis, questo argomento non è nuovo. Forse Quel aveva già tradotto in passato questo pezzo, comunque ne aveva già parlato. Nel suo blog potete trovare altre idee e commenti sull'argomento. E l'altra cosina: se O Baleiro pensa che l'europeo deve essere divorato, penserà che anche l'europea deve essere divorata? Perchè se così fosse, mi metto in fila...

PS: Quel ja falou sobre esto assunto no seu blog. Voĉe pode encontrar mais sobre esto assunto no blog dela. E mais, se O Baleiro acha que o europeo tem que ser devorado, pode ser que acha que tambem a europea tem que ser devorada? Porque nesto caso, eu faço fila...
[Para brasileiros: esta tradução fue dificil pra chuchu!!! Desculpe os erros, se querer podem fazer correçois!]








scritto da: rioro alle ore 12:55 | link | commenti (15)
categorie: piccole cose fatte di parole
mercoledì, settembre 29, 2004

 Na Tarde de Quarta Feira...

Ragazzo
se ti avessi per le mani... (na mãos...)
ti snocciolerei a memoria
tutti i versi delle tue canzoni (letras)
ti farei fare
8000 capriole (cambalhotas?)
ti reciterei l'Infinito di Leopardi
e pure quanche pagina
di Stefano Benni
poi ti costringerei
a suonare la chitarra (violão)
fino a provocarti uno svenimento (desmaio!)
3 giri di montagne russe
4 tazze di caffè italiano (xicaras)
5 ore di navigazione a vista  (nãvegaçao)
un tiramisù per gradire
visita completa
a Piazza del Campo, Torre di Pisa
Mare Mediterraneo e Alpi comprese
e se perdi l'orientamento (orientãçao)
segui il segnale “tutte le direzioni”...(todas as direção...)

[rioro davanti al DVD di Zeca Baleiro e Fagner...dicono sia la luna piena...]






















scritto da: rioro alle ore 17:24 | link | commenti (9)
categorie: piccole cose fatte di parole
martedì, settembre 21, 2004

O Zeca

Arrivò a lui per caso, come sempre accade. Più che a lui, alla sua musica. Le portò un disco suo marito, di ritorno da un viaggio. (Viaggiavano molto, anzi moltissimo, e questo permetteva loro di avvicinarsi a molti generi di musica popolare. Viaggiare aveva aperto le loro menti, ma forse soprattutto le loro orecchie).

Ascoltarlo non fu facile: la commistione di suoni e richiami diversi, spesso anche in contraddizione, era un ostacolo. Quello che la colpì di più, però non fu questo: i grandi della musica popolare l’avevano abituata alla contaminazione.
La cosa che trovò più forte, quello che veramente sentì che muoveva quelle note e dava loro un significato più profondo era la completezza della composizione. Dai suoni, dalle parole, dall’uso degli strumenti più diversi, dalla convivenza di talmente tanti generi musicali, nasceva qualcosa di proprio, unico. Qualcosa che aveva una sua vita.

Ogni canzone prendeva forma e iniziava a muoversi davanti ai suoi occhi: ogni brano era un’entità con cui lei dialogava, scambiava opinioni, si confidava. Parlava con la musica, pur non facendo musica. Era uno scambio culturale profondo, intenso, eppure leggero, armonico. Spesso erano le parole a farsi strada, altre volte la musica era superiore a tutto, e qualsiasi parola poteva andare bene.



scritto da: rioro alle ore 15:09 | link | commenti (1)
categorie: piccole cose fatte di parole
sabato, settembre 18, 2004

De blog em blog

Litigata con mia figlia. Arrabbiata con lei e con me, salgo le scale di corsa, mi pianto davanti al computer. Inizio a navigare. Di blog in blog. Ormai conosco molti blog di brasiliani che scrivono in italiano, capito su uno di questi. Trovo un commento, di un italiano, suppongo, che sta ascoltando una canzone dal titolo “Lenha”. Ne chiede la traduzione.
Ho appena mandato un messaggio a Quel, proponendole la traduzione di un brano di Zeca Baleiro. Zeca ha scritto una canzone dal titolo “Lenha”. Nel caso, il caso. Faccio una traduzione. A caso.


LEGNA

non so dire
cosa voglio dire
o cosa sto per dire
ti amo
ma non so che cosa
questo vuole dire
non so perchè
ho paura a dire
che ti amo
se non so come dire
quello che vorrei dire
quello che sto per dire

se dico fermati
tu non fai caso
a ciò che può sembrare
se dico vai avanti
cosa posso dire
tu non potresti capire
ma se dico vieni
tu porti la legna
per accendere il mio fuoco

[Zeca Baleiro, libra traduzione di rioro]
(a mia figlia)































scritto da: rioro alle ore 17:35 | link | commenti (9)
categorie: piccole cose fatte di parole
sabato, settembre 11, 2004

Hoje

L'oroscopo dice che devo mettere in ordine, fare pulizia, ed evitare le banalità.
Sul blog di Tata' trovate un bellssimo samba carnevalesco, “Pelo Telefone”, nel secondo post del giorno 5 settembre 2004. Ben poco banale. Grazie, Alfredo.


Eccola
la nostra primavera.
È il sole che esce
da dietro un paravento scuro;
i prati brillano,
le margherite nascono.
È una promessa
(dice il poeta)
di un’estate che aspettiamo
tutto l’anno
e che non ci
basterà.

Lo so, anche tu
hai una primavera,
in un cuore che
gli altri
non possono vedere;
gli altri che ti conoscono
che ti rincorrono
che hanno di te un’idea
e per questo
non possono averne
altre.


Io di te ho
Mille idee
Una per ogni tua
Nota
Una per ogni verso
E ad ogni verso
Posso aggiungere
La mia ironia mediterranea
E regalarti
Da così lontano
Una primavera.

[marzo 2004]






































scritto da: rioro alle ore 17:26 | link | commenti (6)
categorie: piccole cose fatte di parole
mercoledì, settembre 01, 2004

Encontro literário

Oggi io e la mia amica Daniela ci siamo viste per il nostro incontro letterario mensile. Davanti ad un tramonto mozzafiato abbiamo bevuto qualcosa e ci siamo scambiate le nostre confidenze letterarie. Il tema era la leggerezza.
Daniela ha portato, tra i vari brani, un breve testo tratto da un libro che ho letto da ragazzina, “Cent'anni di solitudine”, di Gabriel Garcia Marquez. È stato il primo libro di un autore latinoamericano che ho letto nella mia vita. Probabilmente è stato il primo seme piantato nel mio incoscio che, caso per caso, coincidenza per coincidenza, mi ha portato dall'altra parte dell'oceano, e mi ha fatto irrimediabilmente innamorare.

“Dimmi una cosa, compare: per cosa combatti”
“Per cosa vuoi che sia, compare,” rispose il Colonnello Gerineldo Marquez, “per il grande partito liberale.”
“Fortunato tu che lo sai “ rispose lui “io, da parte mia, soltanto ora mi rendo conto che sto combattendo per orgoglio.”
“Questo è male” disse il Colonnello Aureliano Buendia “Naturalmente” disse. “Ma in ogni modo, è meglio così che non sapere perchè si combatte.”
Lo guardò neglio occhi, e aggiunse sorridendo:
“O che combattere come te per qualcosa che non significa nulla per nessuno”

[G. Garcia Marquez, Cent'anni di Solitudine]








scritto da: rioro alle ore 23:24 | link | commenti (8)
categorie: piccole cose fatte di parole
mercoledì, luglio 21, 2004

Saluti

Non ho mai inserito in questo blog qualcosa scritto da me. Non era lo scopo di questo blog, nè per il momento lo diventerà. Ma questo post è un pò diverso, perchè è l'ultimo post prima delle vacanze, insomma è un saluto, a chi mi segue, a chi non mi segue, e al blog stesso.
Dove vado, non avrò computer: un mese di isolamento. Per questo, ho deciso di rompere per una volta la regola, e metterci una mia composizione. Un pò perchè è una specie di emblema di tutte le novità che sono entrate nella mia vita in questi ultimi mesi; un pò perchè l'unica persona a cui l'ho fatta leggere mi ha fatto un complimento bellissimo; un pò perchè mi va così, senza spiegazioni.

Baci a tutti, ci risentiamo su questo blog alla fine di agosto (o magari prima, se mi trovo a passare da un internet cafè)
rioro

 

Se fossi soltanto un’anima
M’infilerei nel taschino
Del giovane poeta
E passeggerei con lui
Cosa potrei vedere?
Una città che non conosco
Violenta e torbida
Limpida e celeste
Città d’inondazioni
Di carceri di sicurezza
Città di musicisti
In cerca di fortuna
Poi vedrei
Un appartamento
Una giovane moglie
Forse dei bimbi
Frutti di carne
Del mio poeta
Vedrei una chitarra
Poggiarsi sul suo grembo
E lo vedrei suonare
Così potrei entrare
Nei suoi occhi impauriti
E dentro di lui
Dare la mano a
Ironia, sarcasmo, amarezza
Dolcezza , amore, comprensione
Sensualità, dignità, orgoglio
Desiderio, rispetto, tolleranza
Perché tutto questo lui conosce
Nel profondo
Quando suona.



































scritto da: rioro alle ore 15:02 | link | commenti (2)
categorie: piccole cose fatte di parole
lunedì, luglio 05, 2004

Il Duello

Se volete leggere qualcosa di veramente bello, e di veramente brasiliano, questo è il racconto giusto.

Il duello, di João Guimarães Rosa

(Forse Terrabrasilis può dirci qualcosa di più di questo autore!)


scritto da: rioro alle ore 09:34 | link | commenti (3)
categorie: piccole cose fatte di parole
venerdì, giugno 25, 2004

La ragazzina della Tárrega

La mia chitarra stona alla fine di ogni musica”, disse la ragazzina, di dodici, tredici anni, molto infelice; “durante questo tempo, il signore dovrà fare il possibile per sopportarmi”.

Cercai di dire qualcosa che la incoraggiasse, dato che conoscevo la sua storia, e per quanto sentissi il peso della responsabilità di accettarla o no e mantenere o no il rigore delle valutazioni del conservatorio, non consideravo l'ipotesi di bocciarla agli esami di ammissione.

Non riuscii a dire niente, e allo stesso modo lei non sembrava desiderare di essere incoraggiata. Il mio primo errore di valutazione: lei era cortese e corretta.

Cominciò con un brano del repertorio classico veramente ben eseguito, ma difficile da sopportare. Nonostante fosse corretto, il timbro aveva qualcosa di irritante, che si veniva evidenziando quanto più aumentava la complessità dei movimenti. Chiesi che si fermasse e accettasse lo strumento della casa, concessione unica in anni e anni.

Rifiutò. La avvertii seccamente e ordinai una pausa.

La ragazzina aveva dieci anni quando il padre , molto povero, temendo per il futuro e per la felicità della sua unica figlia, tornò nella casa in fiamme per recuperarle la chitarra modello Tárrega. La ragazzina poté continuare i suoi studi, ma il padre non sopravvisse alle ustioni. Nonostante la chitarra fosse rimasta intatta, la sua sonorità si alterò, secca e allo stesso tempo con strani echi, difficili da immaginare. La ragazzina si rivelò un prodigio nello strumento e non volle più lasciarlo, nonostante gli innumerevoli tentativi di due professori con cui aveva studiato.

Parlava bene e in modo articolato, di una serietà superiore al normale, come se non fosse di qui. Rimaneva anche per benino in silenzio.

E fu silenziosamente che ci avvicinammo dopo l'intervallo, in modo che le potessi mostrare le istruzioni su un foglio. Subito udimmo una voce giovane e roca che cantava: “comunico, non chiedo. Spero che in questo universo qualcuno la ami come me.”

Immaginai che non la conoscesse e era così. Quante scoperte e piaceri musicali aveva di fronte? La portai al suo posto e aspettai che si mettesse in posa per bene. Questa volta eravamo soli.

La tua esecuzione va bene e tu sai di avere potenziale. E infatti ce l'hai”, dissi appena seduto, “ma il suono della tua chitarra è scomodo, sgradevole. Ad un certo punto dovrai disfartene, altrimenti non incontrerai nessuno che ti ascolti attentamente, e senza qualcuno che ascolti attentamente, un musicista alle prime armi non va da nessuna parte.”

Dopo aver accennato un sì con la testa, si alzò e pose la chitarra sopra il mio tavolo. “Per favore”, disse.

Tremai, perché sapevo che non lasciava nessuno avvicinarsi allo strumento. Insistette nuovamente e finii per prenderlo.

Decisi di eseguire gli stessi movimenti che aveva fatto lei e, con estremo spavento, il suono della chitarra era perfetto. Limpido e cristallino. Mi ricordo con chiarezza di aver valutato il suo modo di suonare e di non aver osservato la minima mancanza o vizio. Posi la chitarra sul tavolo.

Non è la chitarra”, disse la ragazzina, perché io capissi – o accettassi – e diventassi suo professore con dedizione assoluta.


[una storia di musica di Alfredo, dal suo blog tatarecords]
traduzione di rioro, versione in portoghese sul blog, post del 8 febbraio 2004






scritto da: rioro alle ore 10:47 | link | commenti (1)
categorie: piccole cose fatte di parole
martedì, giugno 22, 2004

Pelli nere, parrucche bianche, diademi di luci, mantelli di seta e pietre preziose: nel carnevale di Rio de Janeiro i morti di fame sognano insieme e diventano re per un momento. Per quattro giorni il popolo più musicale del mondo vive il suo delirio collettivo, e il mercoledì delle ceneri, a mezzogiorno, finisce la festa. La polizia arresta chi continua ad andare in giro mascherato. I poveri si spennano, si struccano, si strappano le maschere visibili della libertà fugace, maschere che smascherano, e si mettono le altre maschere, invisibili, quelle che ti negano la faccia: le maschere dell'abitudine, l'obbedienza e la miseria. Fino all'arrivo del prossimo carnevale, le regine tornano a lavare i piatti  e i principi a spazzare le strade. Loro vendono giornali che non sanno leggere, cuciono vestiti che non possono indossare, costruiscono case che non abiteranno. Con le loro braccia a buon mercato, offrono prodotti di poco prezzo al mercato mondiale. Loro hanno costruito Brasilia e ne furono cacciati. Ogni giorno costruiscono il Brasile e il Brasile è la loro terra d'esilio. Loro non possono creare la storia. Sono condannati a subirla.
[eduardo galeano, 1990]



scritto da: rioro alle ore 14:58 | link | commenti (3)
categorie: piccole cose fatte di parole
sabato, giugno 19, 2004

Fantasia di madre

Un calore da cani qui a Rio. Un sole che spacca le pietre e il ricordo perfetto dell'infanzia:
-Mamma...perché piove?
-E' che Dio sta lavando il pavimento del cielo.
-E perché fa caldo?
-Perché Dio sta anche cuocendo una torta...

[tradotto da un blog brasiliano, e dedicato a tutte le mamme del mondo]






scritto da: rioro alle ore 17:19 | link | commenti (3)
categorie: piccole cose fatte di parole
sabato, giugno 12, 2004

Per la Musica Popolare Brasiliana...

...e per chi ha voglia di capire perchè questa forma di cultura faccia nascere passioni così violente, ho cercato di spiegarlo, o almeno di spiegare la mia esperienza, in un piccolo articolo (bisogna scorrere in basso i vari articoli, fino ad arrivare al 10 giugno). In omaggio al Brasile, alla sua musica, alla sua gente (e a mio marito, che con me condivide questa insana, profonda passione)


scritto da: rioro alle ore 10:28 | link | commenti
categorie: piccole cose fatte di parole
mercoledì, giugno 02, 2004

Il mio primo racconto

Un caro amico mi ha fatto notare che il titolo di questo post ha qualcosa di adolescenziale...infatti mi sento proprio come una bimba alla sua prima recita.
Sul bel sito di Calibrozeroquindici potete trovare il mio primo racconto:

Storia di un cane del Messico (raccontata da lui stesso)

Colgo anche l'occasione per ringraziare pubblicamente l'editore, che mi ha spinta a questa impresa. Grazie, Massimo!




scritto da: rioro alle ore 19:27 | link | commenti
categorie: piccole cose fatte di parole

a alma é o segredo do negócio [zeca baleiro]

Ritratto

Utente: rioro
Nome: rosella
La poesia è nascosta nelle parole, è tutto quello che so. Il mio destino è non capire quasi nulla. Sul niente possiedo profondità. Non coltivo connessioni con il reale. Per me forte non è chi scopre l'oro. Forte per me è chi scopre cose insignificanti: del mondo e nostre. Per questa piccola frase mi hanno eletto imbecille. Mi sono emozionato e ho pianto. Ho un debole per gli elogi. [Manoel de Barros]>>>>>> A poesia está guardada nas palavras, è tudo o que eu sei. Meu fado è de não entender quase tudo. Sobre o nada eu tenho profundidades. Não cultivo conexões com o real. Para mim poderoso não è aquele que descobre ouro. Poderoso para mim è aquele que descobre as insignificâncias: do mundo e as nossas. Por essa pequena sentença me elogiaram de imbecil. Fiquei emocionado e chorei. Sou fraco para elogios [Manoel de Barros]

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