Meu poeta
Dovunque passi il mio poeta, mi fermo e ascolto. Lui sceglie sempre le amicizie giuste, le note migliori, i versi più coinvolgenti. Ultimamente è passato per il Teatro Magico, ha lasciato la sua voce e il suo segno di musica. Ho provato a tradurre le parole (non sue, ma come sue), in parte ve le propongo, perché chissà, forse anche a noi potrebbe capitare di vivere un sogno strano con la nostra tv.
Buon proposito pasquale: cercherò di non trascurare tanto questo blog. Auguri a tutti, e un pensiero solidale a chi soffre.
-- alcune leccornie dalla città del mio poeta, São Luiz, in Maranhão
Chanel n°5
La mia tv non si è contenuta
Ha osato passare ad avere vita
Guardando verso di me
Assistendo a tutti i miei segreti,
le mie compagnie, dubbi, paure
la mia tv non obbedisce.
Non vuole più trasmettere soap, sogna un giorno di diventare finestra e non vuole più essere in onda. Non
Vuole discorsi con l’antenna né sapere se vale la pena di vedere di nuovo tutto ciò che ho già visto.
Visto.
La mia tv non si dimentica nè del prezzo nè della preghiera che recito perché funzioni.
Mi ha detto che si arrende a internet in sostanza non si sottomette a nulla per informarmi.
Non vuole più sapere di feste
Non ha pensato di essere onesta funzionando quando ne ho bisogno.
La notizia che aspettavo mi è arrivata all’alba da un sito di flick blog fotolog che ho visitato.
La mia tv è matta, mi ha detto di star zitto e non alzare il sedere dal sofà.
Ma non mi piace essere bloccato, se la marea sale mi alzo.
Non voglio sapere se è via cavo né se la mia firma farà mutare tutto ciò che ho imparato
Triste la fine del telefilm, un boccone amaro senza sapere cosa sarà di me.
Lei non SAP chi sono io,
lei non parla la mia lingua.
(Don't speak my tongue)
(Fernando Anitelli, traduzione di rioro)
Xanéu n°5
Composição: Fernando Anitelli
A minha tv não se conteve
Atrevida passou a ter vida
Olhando pra mim
Minhas parcerias, dúvidas, medos,
Minha tv não obedece.
Não quer mais passar novela, sonha um dia em ser janela e não quer mais ficar no ar. Não quer papo com a antena nem saber se vale a pena ver denovo tudo que já vi.
Vi.
A minha TV não se esquece nem do preço nem da prece que faço pra mesma funcionar.
Me disse que se rende a internet em suma não se submete a nada para me informar.
Não quis mais saber de festa
Não pensou em ser honesta funcionando quando precisei.
A notícia que esperava consegui na madrugada num site flick blog fotolog que acessei.
A minha tv tá louca, me mandou calar a boca e não tirar a bunda do sofá.
Mas eu sou facinho de marré-de-si, se a maré subir eu vou me levantar.
Não quero saber se é a cabo nem se minha assinatura vai mudar tudo que aprendi
Triste o fim de seriado, um bocado magoado sem saber o que será de mim.
Ela não fala a minha lingua.
(Don't speak my tongue)
Não.
Pô to cansado de toda essa merda que eles mostram na televisão todo dia.
Mano, não aguento mais, é foda!
Enquanto pessoas perguntam por que, outras pessoas perguntam por que não?
Até porque não acredito no que é dito, no que é visto.
Acesso é poder e o poder é a informação. Qualquer palavra satisfaz.
A garota, o rapaz e a paz quem traz, tanto faz.
O valor é temporário, o amor imaginário e a festa um merxúrio.
Um minuto de silêncio é um minuto reservado de murmúrio, de anestesia.
O sistema é nervoso e te acalma com a programação do dia, com a narrativa.
A vida ingrata de quem acha que é noticia, de quem acha que é momento.
Na tua tela querem ensinar a fazer comida uma nação que nao tem ovo na panela
Que não tem gesto, quem tem medo assimila toda forma de expressão como protesto.
Falou e disse...
Num passado remoto perdi meu controle
Num passado remoto perdi meu controle...
Num passado remoto ...
Era vida em preto e branco quase nunca colorida reprisando coisas que não fiz.
Finalmente se acabando feito longa, feito curta que termina com final feliz..
Ela não SAP quem eu sou,
Ela não fala a minha lingua.
(Sabe nada...)
Eu não sei se payper viu ou se quem viu tudo fui eu.
A minha tv tá louca.
Do meu trabalho, do meu blog e das minhas cidades
Il concetto di turismo ha colpito la mia fantasia quando mio marito, molto tempo fa, guidando per correre al lavoro per una strada del Chianti, ed imbattutosi in un'auto di targa germanica che andava a 30 all'ora sulle curve godendosi il paesaggio, pronunciò la frase: "I tedeschi pensano che noi siamo il loro zoo". Da allora il turismo come elemento sociale è entrato nella mia vita (e dopo un pò, nel mio lavoro). Quindi non è strano che io frequenti conferenze sul turismo. All'ultima, un esperto ha parlato di internet e turismo, e ha chiesto quanti in sala avessero un blog. La mia manina si è alzata, in parte con vergogna (eravamo in tre, forse), in parte con orgoglio. E dire che ho aperto questo blog solo perché dovevo insegnare ad aprirlo a qualcun altro. E sono ancora qua... E poi, qualcuno del pubblico della conferenza ha sostenuto che in Europa ci saranno almeno 40 città simili a Siena: forse era un pazzo, o un ubriaco, o aveva perso il senso delle cose. Nessuno che abbia trascorso una sola sera a Siena può pensare una cosa simile. Non a caso, l'ho adottata come mia città, insieme ad un'altra, altrettando indimenticabile, Rio de Janeiro.
La città
La città mi sale per le dita
e scrive il poema
canta una canzone al sole
che sorge timido
tra i tasti degli accordi
e le torri elevatamente limpide delle chiese
(silvia chueire, traduzione di rioro)
a cidade
a cidade sobe-me pelos dedosMontevideo
Eccomi! Sono in uruguay, a Montevideo, una citta bellissima - mi tocca scrivere senza accenti a causa di una tastiera cha ha deciso di non parlare italiano - di cui potrei cadere innamorata, se non fosse che il mio cuore e stato gia conquistato da Rio de Janeiro. Non ho nemmeno molto tempo, perche potrebbe suonare strano a leggersi ma sto lavorando, con un impegno che quasi mi sorprende. Spero di riuscire a mettere quanche foto online per condividere con voi la gioia degli occhi che procura la luce meravigliosa della estate sub-tropicale, e la eleganza della architettura di questa citta. Ma per il momento accontentatevi di questo saluto.
a alma é o segredo do negócio
[zeca baleiro]