Film!
Confetti - Un film di Debbie Isitt
Se vi capita di incontrare questo film, fermatevi e assistete. Si ride e si riflette, come nella migliore tradizione delle commedie inglesi. L'argomento sono le nozze: cosa sareste (o siete stati, o avreste voluto essere) disposti a fare per rendere quel giorno davvero indimenticabile? Il cast è perfetto, l'idea bella e divertente. Quasi quasi mi sposo di nuovo...
Ducha
Ero sotto la doccia e riflettevo sulla giornata di oggi. Mi era sembrata piuttosto scialba, noiosa e poco vissuta. Poi ho pensato meglio a tutto ciò che mi è accaduto oggi:
- grazie a quella meraviglia che è internet, ho potuto ascoltare in anteprima il nuovo lavoro del mio poeta-musicista del cuore, un disco che ancora non è nei negozi, e comunque non potrei trovare qui in Italia;
- sono riuscita a fare piccole cose gustose, come assistere al trailer di un film che mi piacerebbe vedere, con il mio attor-giovane preferito;
- ho incontrato anche il mio attore comico americano preferito, con il trailer del suo nuovo film;
- ho operato scambi amichevoli con alcune belle voci incontrate su myspace;
- il mio autore brasiliano preferito del momento ha messo sul suo blog un altro brano che non ho ancora letto ma che sicuramente adorerò;
- ho ripreso a suonare il pianoforte, incredibile ma vero, dopo diciamo 25 anni?, per accontentare mia figlia che voleva cantare dal vivo un brano di uno dei suoi film preferiti.
Nel frattempo, ho avuto due incontri di lavoro, sono andata avanti con il sito che stiamo preparando, ho fatto varie cose in casa, ho litigato e fatto pace con i cani e ho trovato pure il tempo per farmi la doccia. Non credo di poter chiedere di più ad una giornata!
-- e per finire: Chico Buarque, Jamelão e cachorro magro
Imperatriz do Maranhão (João Paulo Cuenca)
Versão original em portugues aqui
La sera tarda a cadere. Il sole castiga la città di Imperatriz, capitale del Maranhão del Sud. Nelle piazze e nelle strade, donne con vestiti fino ai calcagni spazzano la terra dal pavimento con ramazze di paglia. Spariscono in nuvole di polvere rossa e sottile. Qualcuna tira un secchio d’acqua per tentare di fermare la terra secca. L’acqua quasi evapora prima di incontrare il suolo. La polvere sembra essere infinita.
Loro non demordono.
Ieri notte, dall’aereo, ho visto il tratto semicircolare di una bocca aperta che prendeva fuoco nel piano del cerrado – sembrava una rappresentazione gigantesca del sorriso diabolico del gatto matto, amico di Alice nel libro di Lewis Carroll. Ma questo non è un paese delle meraviglie, e la bocca incandescente è lontana dalla metafora. In ottobre di questo anno, sono stati dodicimila fuochi a bruciare lo stato. All’uscita dall’aereo, la città mi ha ricevuto con l’alito bollente di odore d’incendio. Ha senso che qui non esista ora legale.
Non c’è mare a Imperatriz, ma questa ha qualcosa della città portuale. La BR-010, Belém-Brasília, passa in mezzo alla città, una ramificazione di strade e destini nelle viscere del paese. È un emporio di strade, con gente da tutte le parti. La mia stanza è l’unica disponibile nell’Hotel Presidente, sebbene non veda nessuno nei suoi lunghi e silenziosi corridoi di ospedale.
Nella Avenida Beira-Rio, frontiera dello stato sul margine destro di Tocantins, persino l’improvvisatore che ci vende improvvisazioni respira politica la sera in cui la sera tarda a cadere. Le dispute tra il clan di Sarney e “il resto” sono ricordate, velatamente o meno, in ogni momento. E così accade che la conversazione di botto cambi tono: si parla sottovoce, ci si guarda di sguincio.
Nel distante ovest del Maranhão, c’è poca fiducia tra noi, i cospiratori.
È quando il popolo ospitale e generoso della città mi dice che a Imperatriz non sono solo pistolettate, come dicono da queste parti. Che i crimini su ordinazione sono cose di un passato lontano da Princesa do Tocantins, cose del tempo in cui queste regioni erano conosciute come “il far-west brasiliano”. In giorni come questi, in cui le strade e le scuole della città sono occupate dai libri e dal sorriso aperto dei bambini, non vedo perché non dovrei crederci.
Cerco di ricordare ai miei nuovi amici, mentre beviamo una birra al suono del calipso sputato da un camioncino Hilux, che vengo dal Principato di San Sebastiano di Rio. Là, nella città meravigliosa, ancora si commettono omicidi di mattina all’entrata principale della città – e con 60 spari. Chiedo se hanno mai sentito parlare di qualcosa di simile a Imperatriz.
Loro, chiaro, dicono di no.
Uno sconosciuto con il cappello da vaccaio nel tavolo di lato chiede: “e perchè sprecarne 59?”
(João Paulo Cuenca, traduzione di rioro. Obridaga, João!)
O que preciso
Il mio intervento all'ultimo Piccolo Incontro Letterario. Tema: "Tutti hanno bisogno di me!" (ed io ho tanto bisogno di stare serena...)
BISOGNO
Avrei bisogno di
Qualcosa tipo
Un colpo di genio
Come un lampo che
Nella notte
Mi rischiarasse il
Cammino
Avrei bisogno anche
Di un fondo pensione
Ah, il mio futuro
Lo vedo buio
Non so
Che sarà di me
Avrei bisogno pure
Di dare più baci
Dispensare sorrisi
Camminare per strada
Guardando in avanti
E poi ho davvero bisogno
Che il desiderio
Mi consumi
La generosità
Mi divori
L’altruismo
Mi bruci le
Viscere
Ma, aspetta!
Non ho tempo adesso.
Mia figlia mi chiama,
ha bisogno di me.
(rioro)
a alma é o segredo do negócio
[zeca baleiro]