Silencio
Vedo vicino a me la pioggia. Oggi cade abbondante, e silenziosa. Mi fa male la gola, quasi non parlo. Silenziose siamo in due, quindi, io e la pioggia. Silenzioso il disco, appena terminato, i cani che dormono, non fosse per il ticchettio della tastiera su cui sto scrivendo non vedrei altro che silenzio intorno a me. Mi viene in mente qualcosa che ho letto, ho solo un minuto per lasciarlo qui, sta per scadere... Scaduto. Musica di nuovo!
che animali vedi
quando guardi
verso il cielo
quale colore
del tuo colore
preferito
in quale dio
credi
che libro porteresti con te
in un'isola deserta
qual è la tua ultima
scoperta
la tua firma segreta
la tua musica
prediletta
raccontami un pò di più
di te
per vedere se noi
ci avviciniamo
o semplicemente
dimentichiamo
la finestra
aperta
(scritto da arrudA, tradotto da rioro)
que bichos você vê
quando olha
pro céu
qual a cor
da sua cor
favorita
em que deus
você acredita
que livro você levaria
pra uma ilha deserta
qual a sua última
descoberta
sua senha secreta
sua música
predileta
me conte um pouco mais
de você
pra ver se a gente
se acerta
ou simplesmente
esqueça
a janela
aberta
(Escrito por arrudA)
-- samba, swing, jazz , mpb in una versione per sola chitarra a 7 corde di un classico di Caetano Veloso, "Sampa". Il chitarrista? Un dio sceso tra di noi, Yamandu Costa.
-- qualcosa di nuovo, di vecchio, su senzaremore.
Voo
Ho voglia di volare in questi giorni. Non con l'aeroplano, ma per dono divino, un pò come Superman. Vorrei volare per andare a far compagnia alla mia amica sola in una città straniera; vorrei volare per andare a Rio de Janeiro a visitare la mia nuova casa; vorrei volare verso l'Africa a salutare il mio "amico ritrovato"; e volerei volentieri ad Avaré (Stato di São Paulo), per sentire il mio poeta cantare. Ah sì, come lo farei se potessi! E ieri sera sarei volentieri volata sulla luna, per fare una festa intergalattica insieme a tutti gli amici che improvvisamente mi sono trovata intorno e ai quali dedico questo piccolo blog. E dato che ieri sera c'erano tutti, tranne uno, lascio a lui la parola.
"Volo"
Avremo tutti il nostro corso di astronauta
E potremo volare
Come uccelli avidi di beccare i cacciatori
E ora che la normalità è sazia di follia
E il trattamento sanitario obbligatorio ha funzionato
Perché ci hanno fatto scendere?
Aspettiamo il prossimo vettore
Sicuramente un razzo o un angelo
Intanto continuo il viaggio a piedi
Seduto sulla panchina della stazione
(Graziano Grazzini)
-- la musica che sto ascoltando adesso: Zeca Baleiro, Lenha (traduzione in italiano qui)
-- il film che sto andando a vedere stasera (forse): Funeral Party
Venho
Parlavo in questi giorni con un'amica, riflettevamo sul "se ci fossimo incontrate prima", sul "ogni cosa ha il suo tempo". Probabilmente la verità è che ad un certo punto una persona arriva. Qualcuno che non hai mai visto, come un figlio, arriva quando meno te lo aspetti, o quando hai perso le speranze di incontrarlo. Qualcuno che hai visto per anni, un giorno arriva, lo vedi come per la prima volta, o lo vedi per quel giorno e basta. Qualcuno che credi di conoscere, arriva un giorno, ed è diverso, quel giorno è vero, lo vedi come è, o come vuoi vederlo, sinceramente. Le persone arrivano nel momento in cui è giusto che sia, o si mostrano nel momento inatteso. E se arrivano, si raccontano. Come me, su questo blog.
Banderuole
Vengo dall'antico Egitto,
dalle ombre, dagli infiniti,
da tormenti, maremoti, banderuole,
in fasciature di carne e sangue,
andando e venendo, come un boomerang.
Vengo dal manga, dalle chimere e dalle sfere fluttuanti sopra l'acqua,
uno degli elementi con cui mi reinvento nel Tempo.
Vengo da storie ben raccontate sopra profondità e facciate;
dall'immaginazione dei dementi e delle stelle più calde.
Vengo come serpente, come gente...
dipende.
Vengo come chi non vuole nulla perché ha tutto.
Vengo come colpo e come scudo.
vengo come ritornello di una canzone senza ritornello.
Vengo come il sì e come il no.
Vengo nel travestimento di me stesso.
Vengo senza testa, tronco o membro.
Mi mostro alla mia propria presenza costante,
alla tua..
Vengo come libri in uno scaffale.
Vengo quando voglio se non vogliono.
Vengo perché venire è il mio destino,
come infanzia, bambino e bambina.
Vengo dietro alla fragranza dei fiori e agli odori di sterco.
Non torno indietro
e non mi perdo.
(Archidy Picado Filho, traduzione di rioro)
Cata-ventos
Venho de antigos Egitos
Das sombras, dos infinitos,
Dos tormentos, maremotos, cata-ventos,
Em envoltórios de carne e sangue,
Indo e vindo, como um bumerangue.
Venho do mangue, das quimeras e das esferas flutuantes sobre a água,
Um dos elementos com que me reinvento no Tempo.
Venho de histórias bem contadas sobre profundidades e fachadas;
da imaginação dos dementes e das estrelas mais quentes.
Venho como cobras, como gente...
Depende.
Venho como quem não quer nada porque tem tudo.
Venho como porrada e como escudo.
Venho como o refrão de uma canção sem refrão.
Venho como o sim e como o não.
Venho nu travestido de mim mesmo.
Venho sem cabeça, tronco ou membro.
Desmembro-me a minha própria presença constante,
A tua...
Venho como livros numa estante.
Venho quando quero se não quiseres.
Venho porque vir é minha sina,
Como infância, menino e menina.
Venho atrás da fragrância das flores e os odores do esterco.
No caminho de volta
Eu não me perco.
( Archidy Picado Filho, via
-- lascio da queste parti anche un pezzettino di cielo...
-- e lascio alcune note di bossa nova, cantate da un'artista meravigliosa...
-- e lascio l'ispirazione che può dare un semplice foglio di carta...
Outros
Ho deciso di impiegare questa ormai già seconda metà di settembre all'abbandono del mio cronico egocentrismo, per dedicarmi agli altri. Parlo degli altri scrittori, poeti, amici e presenze che animano la mia vita di scrittrice/lettrice. Quindi apro la stanza degli ospiti, e spero che per ognuno di loro fermarsi qualche giorno in questa piccola casa sia un piacere. E inizio dal primo ospite, qualcuno che è stato così importante per me da poter dire con certezza che il nostro incontro ha rivoluzionato la mia vita. Non darò nome e cognome: solo un "grazie" che viene dal cuore.
CI VOLEVA UNA VACANZA
La storia la ricorda
come l'estate più calda del mondo.
Io me la ricordo
come una sconfitta.
La ricordo come un inferno,
quella terra asciutta e riarsa,
su cui mi tormentavo,
cercando di capire,
quando come e perchè,
un nome fa rima con timone
o solo con limone.
(settembre 2007)
-- questo ospite me lo voglio proprio coccolare: per questo le regalo immagini che potranno tirarle su il morale nei momenti più duri (non per l'argomento, ma per il bell'uomo)
-- in questi giorni sto vivendo una serie di agitazioni lavorative che non avevo mai provato prima. L'unica cosa che mi salva è il samba. Ogni tanto mi alzo e ballo. Unitevi a me, se vi va, e a tutta Rio de Janeiro: "Só danço Samba"
-- dal un passato lontano, sì lo ammetto lontano, è arrivato inaspettato, lo ammetto molto inaspettato, un ricordo. E qui lo lascio: Vienna
Lugares de verdade
L'altra sera, un pò per caso, un pò per gioco, mi sono messa a lavorare ad un nuovo spazio virtuale, conquistato grazie ad una occasionale iscrizione ad un sito. Così ho iniziato a chiedermi che posto sarebbe dovuto essere, che tipo di casa ci avrei fatto, come l'avrei arredato? Mi sono accorta di pensare a questo spazio su un server chissà dove nel mondo come ad un luogo, un posto, una casa. Una piccola isola, forse; una casa in campagna, dove andare solo per le vacanze. Dove aprendo i cassetti dei mobili impolverati si trovano oggetti e parole del passato. Un luogo vero, dove fare ciò che mi pare, e Senza Remore.
paradiso
nuovayorkino
moscovita
senza uscire dal bar
solo non mi alzo e vado via
perché ci sono paesi
che non arrivo nemmeno a madagascare
paraiso
novayorquizo
moscoviteio
sem sair do bar
só não levanto e vou embora
porque tem países
que eu nem chego a madagascar
-- così, ci sono luoghi virtuali che si vivono come se fossero reali, e luoghi reali che sembrano usciti dalla favole. Come Raposa, in Marañhao.
-- e ci sono luoghi in cui le note prendono vita, e diventano immortali. Come il "morro", le favelas brasiliane in cui sono nati tutti i più grandi sambisti, tra cui anche il mio preferito, Noel Rosa, qui cantato da Cristina Buarque, sorella del grande Chico.
a alma é o segredo do negócio
[zeca baleiro]